Exit Strategy

Novembre 12, 2009

Di poche cose sono sicuro, assolutamente sicuro. Una è che – in un giorno forse remoto, forse vicino – la Vecchia Signora con la falce si ricorderà di me. L’altra è che Silvio Berlusconi la farà franca e non finirà mai non dico in galera, ma neppure politicamente rovinato e schiacciato dal peso dei suoi crimini passati.

Berlusconi ha tanti, tantissimi difetti ma un pregio innegabile: è un lottatore mai domo… tenace, ingegnoso, spietato, scaltro, senza scrupoli, furbissimo. Insomma, non è pesce che si fa infiocinare dal primo che passa e anche stavolta otterrà quello che vuole (cioè una nuova leggina a suo favore) a costo di fracassare tutto lo Stato.

E allora bisogna prenderne atto. Ha la volontà, la capacità, la tenacia e i mezzi per centrare il suo lercio risultato e mettersi di traverso non servirà a nulla stavolta, come a nulla è servito in passato. E dunque, bisogna ragionare in modo diverso.

I miei presupposti sono due:

1. Silvio Berlusconi è un uomo screditato irrimediabilmente a livello internazionale e vissuto come problema da una parte rilevante del polo conservatore e moderato italiano. Oltre a questo, l’aspetto anagrafico e quello relativo al suo bizzarro stile di vita generano un’atmosfera da fine regno e trascinare troppo a lungo l’agonia nuoce a tutti.

2. Silvio Berlusconi non lascerà mai il potere fino a quando non sarà tranquillo che la propria personale situazione giudiziaria non sia sistemata in via definitiva e irrevocabile.

E allora, quello che serve ora è una exit strategy, che metta fine a questa agonia senza troppi strascichi e troppi danni per il sistema nel suo complesso, tenendo presenti i vincoli di cui sopra.

E allora – con una pinzetta nel naso e lo stomaco in preda ai subbugli – se fossi Pigi Bersani andrei a palazzo Grazioli a trovare Silvio e gli farei questo discorso:

“Guarda, siamo disposti ad approvare una leggina a superpersonam. Una cosa del tipo: i maschi di età compresa tra 72 e 74 anni, proprietari di almeno due ville barocche in Lombardia, alti non più di 1.66 e con almeno due matrimoni falliti alle spalle che siano stati accusati di reati finanziari, tributari, patrimoniali o ad essi connessi sono amnistiati. Siamo disposti anche ad approvare una procedura superaccelerata, di modo che oggi è giovedì e per la fine del prossimo weekend sei di nuovo libero e tranquillo, mondo da ogni peccato…”

“…Però – aggiungerei – questa leggina deve essere accompagnata da una contestuale approvazione di una riforma elettorale che ti toglie definitivamente dai coglioni, una riforma che scriviamo noi nel nostro esclusivo interesse e che non potrà essere emendata o modificata se non a maggioranza qualificata. Una legge che preveda chiaramente dei vincoli di eleggibilità nei confronti dei beneficiari della leggina di cui sopra. Al termine di tutto questo, si sciolgano le Camere e si voti, di modo che, chiunque la vinca, sappiamo che finalmente la tua stagione politica è finita per sempre”.

Non è una bella soluzione. Non è la soluzione che io preferirei. Ma è una soluzione…Fossi in Bersani ci penserei…


Il Beneamato

Agosto 3, 2009

L15L’anziano Despota viveva in una residenza magnifica, con saloni splendidi, sfarzo ovunque e giardini meravigliosi dove perdersi tra aranceti, labirinti e giochi di fontane.

Governava uno Stato importante, ricco di storia, di arte e di cultura. Ma non se ne curava, preferendo passare il suo tempo con ragazze sempre più giovani e di origine sociale sempre più bassa, mentre attorno a lui gli intrighi si moltiplicavano, il debito pubblico cresceva a dismisura, la crisi economica imperversava e il prestigio internazionale del Paese colava a picco.

Cortigiani servili e senza scrupoli se ne contendevano i favori, facendo a gara per procurargli le donne più giovani e calde (preferibilmente vergini, o quasi vergini) che spettegolavano senza remore sui suoi gusti sessuali, le sue mancanze, le sue preferenze – anche le più spinte – e non di rado si impicciavano degli affari di Stato giungendo talvolta fino alle porte del governo, grazie non tanto al talento e allo studio dei problemi pubblici, quanto in virtù delle innate capacità di soddisfare sessualmente il Despota, riuscendo ad emergere dalla massa delle ragazze, tutte disponibili e senza scrupoli, ma non tutte abbastanza abili nel rimanere a galla nelle acque torbide della politica e delle lotte per il potere.

Quando gli scandali superavano la soglia di guardia, la Chiesa protestava e la pubblica opinione si lasciava andare a commenti piccanti e piccati sulla personalità di chi la governava e allora il Despota doveva pentirsi, comportarsi bene per qualche giorno in attesa che le acque si calmassero, per poi riprendere di nuovo i suoi giochi e i suoi vizi, più spregiudicato che mai…

Scusate questa digressione storica, avevo voglia di parlare un po’ di Luigi XV di Francia. Per una volta, la politica italiana non c’entra nulla, ma proprio nulla…Oggi le cose sono diverse, la società è progredita, la pubblica opinione è critica, la stampa sorveglia e la democrazia vigila che simili eventi non abbiano a ripetersi.

In che epoca fortunata ci è toccato di vivere!


De Bortoli

Marzo 31, 2009

Da oggi Ferruccio de Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera.

foto_de_bortoliSono contento, perchè de Bortoli mi è sempre sembrato un professionista serio e rigoroso e una persona sobria. Serietà, rigore e sobrietà sono doti che scarseggiano disperatamente ai piani alti della società italiana e questo rende la sua nomina ancora più importante e positiva.

Paolo Mieli lascia e confesso che la cosa non mi dispiace. Non sono mai stato un “mielista” (anche se pare sia obbligatorio…). Non amo il suo essere saccente, il suo cerchiobottismo, quel suo fare un po’ troppo annoiato e – soprattutto – non mi ha convinto il Corrierone di questi ultimi anni: troppo “attore politico”, troppo tattico e spesso troppo pettegolo e talvolta greve (basti solo pensare al peso dato alle vicende gossippare del Grande Fratello nelle ultime settimane…).


Annunci

Agosto 4, 2008

Ho la netta sensazione che il nuovo governo stia navigando sorretto da una brillante strategia di comunicazione. Brillante e semplice: l’annuncio.

Un po’ per astuzia, un po’ per vanità, un po’ per non sentirsi solo, non passa giorno che qualche ministro non prometta una “rivoluzione” nel proprio settore di competenza. Naturalmente sono solo parole, perchè una decisione non diventa certo operativa grazie ad una conferenza stampa, ma ci vuole qualcosa in più. Per capirci…

  1. Viene identificata l’esistenza di un problema;
  2. si ipotizzano alcune soluzioni e si ritiene di adottarne una;
  3. la decisione viene adottata dagli organi politici-istituzionali competenti;
  4. la decisione viene messa in atto dagli apparati amministrativi centrali e periferici;
  5. la decisione provoca i propri effetti sul sistema al quale era destinata;
  6. la maggiore o minore congruenza tra effetti previsti, effetti generati ed effetti percepiti conduce ad una valutazione sull’utilità e l’efficacia della scelta adottata.

Molto semplicemente, tra la fase 1 e la fase 6 intervengono una tale quantità di variabili, di micromodifiche, di intoppi e impicci che non di rado una decisione esce rotonda e finisce quadrata. Con buona pace del mirabolante “annuncio” dal quale tutto è nato. E quindi, viene da chiedersi, a che pro “annunciare”?

La mia risposta è molto semplice: l’annuncio serve a lanciare parole-chiave gratuite e non impegnative, rivolte non tanto al singolo settore, quanto alla generalità dell’opinione pubblica, che non sa, non conosce, non segue e non capisce e quindi confonde annuncio con soluzione. E non voglio dire che non ci sia la volontà politica di fare seguire i fatti alle parole, dico però che, talk is cheap.

Un esempio è quello della proposta del ministro Gelmini relativa al voto in condotta. E’ una proposta che non esito a dire che condivido nel pieno. E tutti saranno più o meno dello stesso parere. Quale mamma direbbe il contrario? Questo fino alla prima bocciatura per un 7 in condotta…

Poi arriveranno i ricorsi al tar, gli annullamenti, le circolari interpretative, le sanatorie. E tutto tornerà come prima, ma nel frattempo l’annuncio ha pagato. E in fondo, in una logica di marketing politico, che altro mai conta?


Invito

Maggio 11, 2008

Studio Maria Bruna Pustetto Relazioni Pubbliche e Strategie di Comunicazione

 

 

Invito

 

TAVOLA ROTONDA

“LA COMUNICAZIONE HA VINTO O PERSO LE ELEZIONI?”

Analisi e riflessioni su stili, miti e modelli della nuova politica

 

MERCOLEDI’ 14 MAGGIO

ORE 17

 

SALA CONVEGNI DELLA CAMERA DI COMMERCIO

PIAZZA VENERIO

 

UDINE

 

Ne discutono

 

Marco Cucchini Politologo

Fabio de Visintini Università di Udine

Gabriele Qualizza Sociologo

Maria Bruna Pustetto Political Observer

Riccardo Rudelli Consulente Politico

 

Dibattito

Drink

 

Il parcheggio in struttura è antistante il palazzo della Camera di Commercio


La palla di cristallo

Febbraio 10, 2008

Durante lo scorso ottobre mi chiedevo chi avrebbe provocato le elezioni e in che data…in fondo, sono stato piuttosto bravo, non è chic affermarlo, ma forse è utile…

Questo il link del ragionamento di allora…


Un colpo da maestro

Febbraio 7, 2008

Piccolo tuffo nelle cose friulane (anzi – friulvenetegiuliane – qui da noi siamo complicati come nella Kakania post Ausgleich)…oggi si è dimesso il presidente della Regione (non dirò MAI “governatore”, neppure se dovessero bruciarmi la pianta dei piedi con la fiammella di quelle per fare brunire la creme brulée…), il triestino Riccardo Illy, imparentato con il caffè.

illy.gifConfesso di non essere un supporter acritico di Illy, ma questo è un vero e proprio colpo da maestro…la CdL non ha ancora un candidato accettato da tutti, dato che il nome più forte – il deputato di FI Renzo Tondo – fa mugugnare la Lega per tante ragioni sulle quali ora sarebbe lungo ricamare…

Ma Tondo avrebbe bisogno di tempo e con questa trovata, Illy gli toglie due mesi in un colpo solo… due mesi preziosi per chi deve costruire da zero una macchina elettorale per andare a far la gara con chi – invece – ne ha una rodata da 15 anni di continui successi.

Per la politica valgono le regole che Napoleone aveva dettato per la guerra, quando – sotto il patio di Longwood – dettava al conte di Las Cases che “la guerra è questione di spazio e di tempo…lo spazio si può sempre recuperare, ma il tempo mai. E io potrei perdere una battaglia, ma non sprecherò mai un minuto!”.

Chissà, forse Riccardo Illy ha riletto di recente il “Memoriale di Sant’Elena“… E faccia pure attenzione, però. Se a Waterloo si fosse iniziato a tirar di cannone alle 9 del mattino invece che alle 11, l’esito sarebbe stato del tutto diverso.


La candela

Gennaio 27, 2008

Non so se fosse vero…ma certo era verosimile.

candela.jpgIl signor Baldo era un baldo 60enne che lavorava il nostro orto, quando abitavamo ancora ad Udine…abitava vicino a noi, arrivava di mattina presto, toglieva la maglietta ostentando un corpaccione da ex falegname che non rivelava certo l’età anagrafica e iniziava a vangare con lena.

Il signor Baldo aveva un umorismo perfido e un animo sensibile. Ricordo che nell’orto era capitata – non si sa da dove – una grossa tartaruga (chissà se oggi in città esistono ancora le tartarughe…alle volte mi pare d’avere 100 anni), che Baldo aveva battezzato Luigina perchè – a parer suo – aveva lo stesso sguardo e la stessa lestezza della sua prima fidanzata, che portava appunto quel nome. Amava battute del genere ed io – che allora ero un bambino – non essendo ancora abituato all’umorismo sottile capivo che bisognava ridere, perchè lui rideva per primo.

Il signor Baldo aveva fatto la guerra, come quasi tutti i suoi coetanei di allora. E la guerra lo aveva segnato in modo indelebile…Un giorno andai a trovarlo a casa sua e – mentre sua moglie preparava il te con i biscotti – mi fermai a osservare una vetrinetta nell’angolo del salotto.

Nella vetrinetta, come reliquie, c’erano una serie di oggetti assai bizzarri: gavettine, pezzi di corda, lo scheletro di un proiettile tracciante, una cartucciera, cose così insomma. E poi una candela.

Il signor Baldo la prese in mano, con delicatezza estrema, come fosse di cristallo. Me la porse e io la osservai da vicino.

Aveva una consistenza diversa dalle candele solite, come fosse più unta…un odore leggero, indefinibile…un colore a metà tra il verde militare e il color sabbia. Era una candela che faceva un po’ paura, non tanto per l’oggetto in se, quanto per il grande rispetto che il signor Baldo ci metteva nel maneggiarla e che faceva di lei la regina indiscussa della vetrinetta.

Il signor Baldo, sottovoce e senza l’abituale tono ironico, mi disse che quella candela una volta era una persona, una persona che dei soldati particolarmente cattivi avevano trasformato con un sortilegio in candela per punirla, dato che aveva la colpa di pregare Dio in un modo un po’ diverso dagli altri. Ma il signor Baldo si diceva convinto che tutti potessero pregare Dio nel modo che preferivano, purchè lo facessero con onestà e senza dare fastidio agli altri. E che quindi lui conservava quella candela dentro la vetrinetta, senza mai accenderla, perchè era un modo per non eliminare del tutto quella persona, ma per averla ancora qui con noi.

Il signor Baldo amava gli scherzi. Ma sono sempre stato convinto che quel pomeriggio, mentre aspettavamo il te, lui non stesse scherzando affatto. E nel Giorno della Memoria mi è sembrato giusto condividere questo ricordo lontano.