Welcome to Tangentland

Novembre 18, 2009

Per chi non lo sapesse, Transparency è una delle associazioni che a livello mondiale conosce meglio il fenomeno della corruzione, ne sa valutare l’impatto sulla vita delle persone e sul sistema economico ed è in grado di quantificarne il peso.

Annualmente Transparency pubblica sul proprio sito internet (www.transparency.org) una classifica relativa al livello di corruzione “percepita”, sulla base di una metodologia di rilevazione assai precisa e complessa, per chi fosse interessato, ben spiegata nel dettaglio in una delle sezioni del sito stesso.

Possiamo consultare liberamente i dati dal 2001 ad oggi. All’inizio del secolo (e del regno di Berlusconi), l’Italia occupava la posizione n. 29, nel 2007 era alla n. 41, nel 2008 alla n. 55 e oggi – trionfale – siamo rotolati al n. 63, peggio della Turchia o della Namibia.

Questo avviene mentre il Governo vuole inserire tra i reati “scudati” dall’imminente “processo breve” anche la corruzione che – evidentemente – non è un problema che crea “allarme sociale”. E lo credo bene, ci siamo dentro tutti!

Chi volesse, può sbirciare la mappa della corruzione nel Mondo. Più il colore del paese tende al blu e più quel paese è corrotto… Noi stiamo avvicinandoci a un bel “blu di Prussia”…


Exit Strategy

Novembre 12, 2009

Di poche cose sono sicuro, assolutamente sicuro. Una è che – in un giorno forse remoto, forse vicino – la Vecchia Signora con la falce si ricorderà di me. L’altra è che Silvio Berlusconi la farà franca e non finirà mai non dico in galera, ma neppure politicamente rovinato e schiacciato dal peso dei suoi crimini passati.

Berlusconi ha tanti, tantissimi difetti ma un pregio innegabile: è un lottatore mai domo… tenace, ingegnoso, spietato, scaltro, senza scrupoli, furbissimo. Insomma, non è pesce che si fa infiocinare dal primo che passa e anche stavolta otterrà quello che vuole (cioè una nuova leggina a suo favore) a costo di fracassare tutto lo Stato.

E allora bisogna prenderne atto. Ha la volontà, la capacità, la tenacia e i mezzi per centrare il suo lercio risultato e mettersi di traverso non servirà a nulla stavolta, come a nulla è servito in passato. E dunque, bisogna ragionare in modo diverso.

I miei presupposti sono due:

1. Silvio Berlusconi è un uomo screditato irrimediabilmente a livello internazionale e vissuto come problema da una parte rilevante del polo conservatore e moderato italiano. Oltre a questo, l’aspetto anagrafico e quello relativo al suo bizzarro stile di vita generano un’atmosfera da fine regno e trascinare troppo a lungo l’agonia nuoce a tutti.

2. Silvio Berlusconi non lascerà mai il potere fino a quando non sarà tranquillo che la propria personale situazione giudiziaria non sia sistemata in via definitiva e irrevocabile.

E allora, quello che serve ora è una exit strategy, che metta fine a questa agonia senza troppi strascichi e troppi danni per il sistema nel suo complesso, tenendo presenti i vincoli di cui sopra.

E allora – con una pinzetta nel naso e lo stomaco in preda ai subbugli – se fossi Pigi Bersani andrei a palazzo Grazioli a trovare Silvio e gli farei questo discorso:

“Guarda, siamo disposti ad approvare una leggina a superpersonam. Una cosa del tipo: i maschi di età compresa tra 72 e 74 anni, proprietari di almeno due ville barocche in Lombardia, alti non più di 1.66 e con almeno due matrimoni falliti alle spalle che siano stati accusati di reati finanziari, tributari, patrimoniali o ad essi connessi sono amnistiati. Siamo disposti anche ad approvare una procedura superaccelerata, di modo che oggi è giovedì e per la fine del prossimo weekend sei di nuovo libero e tranquillo, mondo da ogni peccato…”

“…Però – aggiungerei – questa leggina deve essere accompagnata da una contestuale approvazione di una riforma elettorale che ti toglie definitivamente dai coglioni, una riforma che scriviamo noi nel nostro esclusivo interesse e che non potrà essere emendata o modificata se non a maggioranza qualificata. Una legge che preveda chiaramente dei vincoli di eleggibilità nei confronti dei beneficiari della leggina di cui sopra. Al termine di tutto questo, si sciolgano le Camere e si voti, di modo che, chiunque la vinca, sappiamo che finalmente la tua stagione politica è finita per sempre”.

Non è una bella soluzione. Non è la soluzione che io preferirei. Ma è una soluzione…Fossi in Bersani ci penserei…


Massimo Calearo

Novembre 6, 2009

Massimo Calearo, parlamentare eletto nelle liste del PD ed ex falco di Finmeccanica pare intenzionato a lasciare il partito dove è stato eletto e questo viene interpretato dalla stampa come “elemento di confusione”.

In realtà la questione è malposta. Calearo ha dichiarato di non avere (e non avere mai avuto) nulla a che fare con la sinistra, di essere vicino alla Lega e di non avere mai sostenuto il governo Prodi.

Stante il “combinato disposto” di queste dichiarazioni – dunque – la domanda non deve essere “perchè Calearo lascia il PD”, ma “perchè ci era entrato”.


La noia di un Paese immobile

Novembre 3, 2009

Questo blog tace da circa due settimane.

E’ nato per ragionare di politica, di comunicazione, di quello che accade in Italia e nel Mondo, ma francamente è diverso tempo che non ho nessuna voglia di mettermi di buzzo buono per scrivere qualche riflessione non si pretende intelligente, ma per lo meno decente.

Ma di che dovrei parlare? di Berlusconi, dei suoi processi, delle sue gaffes e delle sue amanti prezzolate? del congresso del PD, finito dopo 6 mesi di dibattito interminabile esattamente nel modo in cui si sapeva sarebbe finito già 6 mesi fa?

O di qualche orrore nuovo, tutto italiano? del tipo la morte del giovane Cucchi, che tanto finirà insabbiata come sempre e come tutto? O qualche altra cosa pecoreccia tipo il Marrazzo Pentito che ora se ne sta nei conventi abbracciato alla moglie e piangente e fino a 10 giorni fa riempiva la propria agenda di viados e cocaina?

Insomma, a che pro tenere un blog di riflessioni sui cambiamenti di un Paese che non cambia mai?