De Bortoli

Marzo 31, 2009

Da oggi Ferruccio de Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera.

foto_de_bortoliSono contento, perchè de Bortoli mi è sempre sembrato un professionista serio e rigoroso e una persona sobria. Serietà, rigore e sobrietà sono doti che scarseggiano disperatamente ai piani alti della società italiana e questo rende la sua nomina ancora più importante e positiva.

Paolo Mieli lascia e confesso che la cosa non mi dispiace. Non sono mai stato un “mielista” (anche se pare sia obbligatorio…). Non amo il suo essere saccente, il suo cerchiobottismo, quel suo fare un po’ troppo annoiato e – soprattutto – non mi ha convinto il Corrierone di questi ultimi anni: troppo “attore politico”, troppo tattico e spesso troppo pettegolo e talvolta greve (basti solo pensare al peso dato alle vicende gossippare del Grande Fratello nelle ultime settimane…).


Il Grande Timoniere

Marzo 29, 2009

Come governerebbe un partito se non dovesse confrontarsi con i limiti e le regole dello stato di diritto? Per capirlo basta guardare come gestisce la propria vita interna, come agisce quando non è vincolato dai lacci e lacciuoli del sistema di check & balances proprio delle democrazie liberali.

In questi giorni ho seguito molte ore del congresso fondativo del PdL e sono giunto ad una conclusione: il modello politico più adatto a descrivere quanto ho visto è quello delle fasi più mature del comunismo cinese. Inizialmente pensavo all’Urss di Brezhnev, ma riflettendoci, il modello maoista è molto più adatto a descrivere l’idea politica che emerge da quel congresso. Andando per punti:

1. In una scenografia trionfale e ridondante va in onda – acritico e pervasivo – un ininterrotto omaggio al Leader, con un culto della personalità che non ha eguali nella democrazia italiana, neppure se consideriamo i momenti di maggior controllo del PCI da parte di Palmiro Togliatti. Il Leader apre e chiude con un discorso che non è “politico”, ma epopeico: la descrizione di un’Italia distrutta, quindi di un Uomo che emerge coraggioso e con intuizioni geniali riesce a salvarla dal Male (la sinistra) e a traghettarla verso un futuro radioso.

mao88_wideweb__470x2850A questo discorso – che da la linea – si adeguano tutti gli altri interventi. Nessuno, neppure Fini, neppure Tremonti (di solito così brillante) si sottrae all’elogio un po’ grottesco del Leader, all’omaggio rituale alle sue intuizioni e alla sua grandezza. E Lui, seduto in prima fila, perennemente sorridente ad ogni nuovo elogio annuisce con grazioso gesto della testa.

Neppure i giovani – che per definizione dovrebbero essere portatori di freschezza, di idee nuove, di critica verso “l’apparato” – escono dallo schema, anzi. Il siparietto dei 4 ragazzotti della “Silviojugend” è francamente sconcertante: tutti belli, tutti eleganti (i brutti non hanno diritto alla politica nel mondo felice del PdL) e tutti – con l’occhio vagamente allucinato tipico del fanatico o del “rieducato” – elencano piccole banalità inframmezzate da pietosi elogi al Leader (un “eroe” secondo la sobria lettura di uno degli adepti al culto).

2. La descrizione di un mondo parallelo è la seconda caratteristica dei sistemi basati sul culto della personalità. Di essa si trova traccia in quasi tutti gli interventi, nessuno dei quali parla di politica nel senso classico del termine – vale a dire elaborando proposte, sottolineando punti critici, proponendo chiavi di lettura diverse – ma si propone il racconto di una Italia sana, raddrizzata, felice e prospera. In questo, l’intervento di riferimento è quello del ministro Scajola, che senza temere il ridicolo ha descritto una situazione dove in pochi mesi “si concludono le grandi opere (dalla TAV al passante di Mestre), dove gli statali lavorano, le imprese sono innovative, le strade e le città sicure, si pagano meno tasse, il sud riduce le distanze, il nord che ha ripreso a correre” (!!!)”. Nessuna analisi politica del Leader è mai sbagliata nel mondo parallelo, ogni giravolta ha un senso e trova ragione nelle grandi intuizioni di cui il Leader – artefice di una “rivoluzione permanente” – è portatore: una “lucida follia”, come ha detto Gianfranco Fini nel suo ricco e complesso intervento.

3. La creazione del nemico interno è un altro, tipico strumento dei sistemi basati sul culto della personalità per giustificare le cose che non vanno. Sono i “controrivoluzionari”, gli “agenti dei servizi segreti stranieri”,  i “sabotatori”… ogni sistema autocratico ha trovato il suo modo di definire il “nemico interno”. Il modo del PdL è raccontare di una sinistra che si “infiltra” nella società. Le tirate retoriche contro “la sinistra” da parte del Leader sono state raccolte dai suoi cortigiani e quasi nessuno si è sottratto al compito di portare il proprio mattoncino al muro di astio ideologico che è stato via via innalzato. Nessuno ha fatto presente che forse una forza politica che quando va male prende pur sempre il 40% dei voti (cioè 20.000.000!) non è un corpo estraneo, ma una vasta quota di società con la quale fare i conti, tranne Fini che ha ricordato – in totale solitudine – che la sinistra è portatrice di valori necessari a completare il sistema democratico. Ma queste sono complicazioni intellettuali inutili, molto più semplice irridere a Franceschini e alla sua supposta “inutilità”, molto più consolante disegnare uno schema da brutto film hollywoodiano, dove i buoni stanno tutti da una parte e i cattivi (brutti e sporchi) da un’altra.

Ora il PdL finalmente è nato. E’ una forza necessaria al completamento della democrazia italiana. Per quanto lo conosco, è un partito più vero di quanto non si creda, più complesso, più ricco e più articolato. Un partito fatto di passioni, di persone perbene, di contraddizioni e di tensioni, come tutti i grandi partiti democratici.

E mi spiace sinceramente che una tale ricchezza e pluralità venga costantemente nascosta in favore di una rappresentazione a metà tra la setta religiosa e la convention di una qualche società pubblicitaria.


Procedure

Marzo 23, 2009

L’idea lanciata qualche giorno fa dal premier, che ipotizzava casi nei quali il diritto di voto in Parlamento potrebbe essere riconosciuto ai soli capigruppo è meno bizzarra e autoritaria di quanto si potrebbe pensare.

Certo, come quasi sempre ha sbagliato tempi e modi, ma il principio di fondo – semplificare l’attività parlamentare smantellandone alcuni degli aspetti più ridondanti – è in linea con quanto sarebbe utile fare per iniziare a mettere mano ad alcuni dei principali ostacoli che rendono poco produttivo il nostro sistema parlamentare. Elenchiamone i principali:

1. Bulimia legislativa. Il nostro Parlamento legifera troppo e su tutto, anche su questioni di microlivello (che poi sono quelle che portano un minimo di visibilità ai deputati di base). E’ veramente necessario che “la tutela della qualità dell’olio vergine ed extravergine di oliva” (PdL 1281), oppure che le “norme relative alla professione del consulente filosofico e relativo albo” (PdL 1288) siano oggetto di dibattito in commissione e poi in aula, con votazione articolo per articolo e vengano inviate in seconda lettura all’altra Camera per il medesimo esame e quindi firmate dal presidente della Repubblica? E questo senza voler parlare della “istituzione di una casa da gioco nel comune di Fasano” (PdL 2035) o di “norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana” (PdL 1467);

pianisti_in_parlamento-dda7c2. Il trittico perverso. Per scansare i massi sul proprio cammino, i governi (tutti!) sono ricorsi continuamente a una prepotente tripletta procedurale: decreto legge (inventandosi la “necessità” e “urgenza” richieste dalla nostra puntigliosa Costituzione), maxiemendamento sul decreto legge per riassumere tutto quello che si vuole far figurare nel testo (e così, abbiamo avuto articoli con migliaia di commi, con buona pace della leggibilità e applicabilità pratica dei testi di legge) e fiducia sul maxiemendamento. Alla fine il provvedimento passa, tutti giurano che “questa sarà l’ultima volta”, salvo poi – al Consiglio dei Ministri successivo – approvare una nuova raffica di Decreti Legge, che verranno votati previa fiducia su maxiemendamento.

3. Lavorare stanca. In Parlamento, chi lavora lo fa per due, talvolta per tre. E’ il caso dei “pianisti”, vale a dire quei parlamentari che riescono a votare contemporaneamente per se e per il proprio compagno di banco che oggi aveva altro da fare e non si è visto. Prassi deleteria ovviamente, ma prassi che ha una sua logica: orari impossibili (sedute-fiume, convocazioni notturne, pasti saltati…), noia mortale (tutta la mattina per parlare del prosciutto di Sauris o di un accordo commerciale tra Italia e Turkhmenistan), senso di inutilità e di impotenza. Per dirla come un “backbencher” di cui non ricordo il nome: “fatica senza lavoro, ozio senza riposo”.

4. A che serve il Parlamento? In una democrazia liberale fondata sulla separazione dei poteri, il Parlamento dovrebbe servire a due cose: dare un indirizzo politico-legislativo al governo e controllarne l’operato. Oggi non fa ne uno, ne l’altro. Non da indirizzi politici perchè i parlamentari sono troppi (circa 1000), non eletti ma nominati, privi di collegamento e rapporto con il territorio e presi singolarmente del tutto ininfluenti. E non fa controllo politico perchè la regola del “premio di maggioranza” e delle coalizioni separate da un muro non consentono il libero sviluppo di posizioni individuali e di un senso di appartenenza istituzionale capace di soppiantare quello partitico.

5. Irrimediabile? assolutamente no. Si può uscire dal tunnel dell’inefficienza in vari modi. Innazitutto c’è un modo “light“: la riforma dei regolamenti parlamentari, che preveda tempi certi per le proposte legislative del governo, un aumento del lavoro delle commissioni in “sede deliberante”, modalità garantiste per le opposizioni (su modello Westminster) e una ridefinizione delle procedure legate alla Legge Finanziaria, valorizzando il momento dell’indirizzo politico (Dpef, discusso di solito verso giugno-luglio) e snellendo la fase di adozione del testo, contingentando tempi e ammissibilità degli emendamenti.

Poi c’è l’ipotesi “hard“: la riforma del bicameralismo, vale a dire trovare il modo di rompere la regola della “doppia lettura” tra Camera e Senato e magari passare per una drastica riduzione dei parlamentari e una maggiore separazione tra legislativo ed esecutivo. Ma su questo, entriamo nel mondo di Alice nel paese del Buongoverno.

Nel 1963 – a soli 15 anni dalle prime elezioni politiche per Camera e Senato – è uscito un libro curato da Giovanni Sartori: si intitola “Il Parlamento Italiano: 1946-1963“. Sosteneva le stesse cose che ho scritto io oggi, con dovizia di dati e arguzia dottrinale.

Sono passati 46 anni e non è cambiato praticamente nulla. Le nostre Istituzioni sono – beate loro – eternamente giovani. E giovanilmente sventate.


Emergenza sicurezza

Marzo 17, 2009

Non si chiede tanto ma uno, almeno uno.

Uno che venga preso, punito e sconti fino all’ultimo minuto la sua condanna. Uno, esempio per tutti. E’ questo che mi viene in mente dopo aver letto che a Pordenone – cioè nella mia terra – un disabile gay è stato brutalmente picchiato dalla solita squadraccia di teppe (tre persone, una di 43 anni) che – ovviamente – si stavano annoiando. Il tutto nel disinteresse dei passanti.

Ora, tralasciando il caso orrendo del cittadino indiano al quale la solita manica di farabutti ha dato fuoco alcune settimane fa, mi pare che ci sia una crescita esponenziale di violenze piccole o grandi nei confronti di appartenenti a minoranze.

Non è il primo gay riempito di botte (un paio di mesi fa ne ricordo uno con la testa rotta ad opera dei buttafuori di un locale notturno romano) e – soprattutto – non è il primo “diverso” riempito di botte o brutalizzato. Infatti, la settimana scorsa (senza andare troppo distante nel tempo) due cittadini di origine africana sono stati picchiati senza motivo in strada, per il solo gusto di farlo (Napoli e Roma). Gente tranquilla, che passeggiava con la famiglia o con gli amici, presi a cinghiate in faccia.

Si blatera tanto di emergenza sicurezza. Il nostro impresentabile ministro degli Interni fa il ghigno da sceriffo cattivo quando si tratta di proporre norme forcaiole costruite su base razziale – dalle classi differenziate ai medici delatori – ma nel frattempo chi non è allineato rischia molto, anche la stessa vita. Come il giovanotto assassinato a sprangate a Verona un anno fa, colpevole di non fumare e avere i capelli lunghi. Anche allora la noia, che pare sia particolarmente presente nel nord Italia e in particolare nel ricco Veneto (una delle regioni più ignoranti d’Italia, tra l’altro…).

Insomma, persone di colore, balcanici, gay, solitari, portatori di handicap, persone alternative… tutti ad alto rischio, tutti potenziali vittime di scoppi di violenza folle, sanguinaria e soprattutto molto spesso impunita. Che talvolta può accadere anche all’interno delle istituzioni pubbliche, che pure dovrebbero essere luoghi di legge e di sicurezza. Come accaduto a Parma, dove si ricordano i pestaggi al giovane straniero e la mortificazione umana alla prostituta, gettata in una stanza seminuda, senza una sedia, senza qualcosa per coprirsi. E senza regole. Si è dimesso l’assessore alla sicurezza? ma figuriamoci… e il comandante dei kapo municipali? ma figuriamoci…

E su queste cose, che hanno da dire tutti i politici di centrodestra sempre con la bocca piena di “garantismo” quando gli imputati hanno il doppiopetto Caraceni e l’auto blu con il motore acceso in strada? Insomma, sarò catastrofico, ma se dovessi indicare un male, un male vero che sta attraversando l’Italia direi di certo il razzismo. Che esiste, è diffuso, profondo.

E tollerato.


Tavagnacco

Marzo 10, 2009

Che cosa può servire nel paese europeo dove non esistono piani regolatori edilizi, dove si costruisce 5 volte più della Francia e 4 volte rispetto alla Germania  (in modo non biocompatibile, off course) e dove l’abusivismo edilizio è un sistema di vita? Naturalmente una deregulation totale e assoluta.

E mentre guido da casa all’ufficio osservo pensieroso lo sviluppo edilizio del felice comune di Tavagnacco (da sempre, o quasi, di centrosinistra… ma potrebbe essere di centrodestra che non cambiererebbe nulla): villetta con patio – capannone attaccato a villetta – orticello – rustico con lamiera – villetta senza patio – condominietto – centro commerciale – capannone – villetta con patio incompleto – deposito – strada sterrata – condominietto…

dinan_portTavagnacco rappresenta perfettamente il paesaggio urbano italiano di tutto il nord Italia: capannoni, villette malinconiche, cubi residenziali, edifici lasciati a metà, fabbrichette… E parlo del nord Italia perchè – dovessi pensare al sud – dovrei tirar fuori scandali, ecomostri, mafia, cantieri lasciati a metà, autostrade che non vanno da nessuna parte…E via elencando.

Tutto senza logica, senza estetica, senza senso, senza rispetto, senza visione. E ripenso ai deliziosi villaggi perfetti e zuccherosi che ho visto ovunque in Francia, anche fuori dai circuiti turistici e penso: “perchè sono nato italiano?”


Senz’armi

Marzo 4, 2009

Art. 17 della Costituzione, comma 1: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente senz’armi

Questa è una delle foto relative alla marcia delle squadracce postnaziste di Roberto Fiore. Sono tutti armati di mazze. Perchè il Questore di Bergamo non ha avuto un rigurgito di fedeltà democratica e non ha impedito la manifestazione? o perlomeno disarmato i partecipanti?

Non difendo e non ho mai difeso i facinorosi dell’ultrasinistra, quelli che spaccano vetrine urlando sconcezze su Nassirya. Ma non mi piace una polizia strutturalmente ipergarantista con i fascisti e violenta con l’estrema sinistra.

La legge è legge. Per tutti.squadracce


Thank You from Cameron

Marzo 2, 2009

Ho letto sul “Corriere della Sera” di oggi la lettera che David Cameron, leader dei Tories britannici, ha inviato ai propri sostenitori dopo la morte del figlioletto di 6 anni, affetto da una grave malattia congenita.

Come già accaduto per Tony Blair – alle prese diversi anni fa con l’infermità del padre – anche per Cameron l’esperienza personale è stata fondamentale per cogliere l’importanza e il valore del servizio sanitario pubblico, così duramente messo in discussione durante gli anni del governo Thatcher. E’ vero che dell’importanza delle cose spesso ci si accorge solo sbattendoci sopra il naso, come purtroppo è capitato al politico Tory.

Ma, sia come sia, la lettera è bella, toccante e leggera in puro stile britannico e quindi la riporto nella sua interezza:

“Sam e io siamo stati sommersi da tutte le lettere, i biglietti, le e-mail e i fiori che abbiamo ricevuto per Ivan. Inviare una e-mail questa settimana ci offre l’opportunità di dire un grande «grazie». Significa molto sapere che altri pensano a noi e a lui.
Abbiamo sempre saputo che Ivan non sarebbe vissuto per sempre, ma non ci aspettavamo di perderlo così giovane e così all’improvviso. Lascia un vuoto nella nostra vita così grande che le parole non riescono a descriverlo. L’ora di andare a letto, l’ora di fare il bagno, l’ora di mangiare — niente sarà più uguale a prima.

Ci consoliamo sapendo che non soffrirà più, che la sua fine è stata veloce, e che è in un posto migliore. Ma, semplicemente, manca a noi tutti disperatamente. Quando ci fu detto per la prima volta quanto fosse grave la disabilità di Ivan, pensai che avremmo sofferto dovendoci prendere cura di lui ma almeno lui avrebbe tratto beneficio dalle nostre cure. Ora che mi guardo indietro vedo che è stato tutto il contrario. È stato sempre solo lui a soffrire davvero e siamo stati noi — Sam, io, Nancy ed Elwen — a ricevere più di quanto io abbia mai creduto fosse possibile ricevere dall’amore per un ragazzo così meravigliosamente speciale e bellissimo”.

David Cameron