Consigli per gli acquisti

Settembre 29, 2008

Nella patria del libero mercato, anche le elezioni sono fonte di grandi affari e in particolare, da tempo immemore, esiste un fiorente commercio di gadgets elettorali, che spaziano dal banale al pacchiano e dovrebbero da un lato portare voti al candidato che sostengono, ma dall’altro dare messaggi chiari di tipo politico-programmatico.

Così, ad esempio, il negozietto di Obama cerca di essere politicallycorrect fino al parossismo e ci sono distintivi, adesivi, magneti ed altro per soddisfare qualsivoglia esigenza etnica…dai repubblicani in fuga (Republicans for Obama, con tanto di elefante che corre a perdifiato verso il futuro) ai “Firstamericans“, che credo siano i pochi pellerossa scampati allo sterminio…dagli afroamericani ai latinoamericani, dai gay (pudicamente chiamati “Pride supporters“, letteralmente sostenitori orgogliosi, di cosa non si sa, ma il color rosa aiuta a intuirlo) fino ai cinesi. Curiosamente mancano due etnie, se ho ben guardato: gli italoamericani e i musulmani…in effetti, su quello è meglio glissare, un “Martiri di Allah per Obama” forse sarebbe stato controproducente.

Il gusto di McCain invece è assai più tradizionale. Ho trovato delizioso questo distintivo-cornicetta, con l’anziano patriarca e Nonna Papera da giovane (un po’ più violenta ma insomma, lo stile è quello), con tutti questi arabeschi barocchi che fanno tanto old America. E me li vedo, lui seduto su una sedia a dondolo sotto il patio in quercia e la dolce Sarah intenta a fare crostate di mele, sidro e pasticcio di alce, abbattuta a colpi di direttamente da lei medesima. Una autentica, sana, onesta famiglia americana, di quelle che è meglio perdere che trovare…

Dicevo che dietro il mercatino, però, stanno nascosti i messaggi politici, così imperversano gli slogan della campagnia (come il “Yes We Can” di Obama in queste graziose tazze da colazione, con tanto di manico seghettato per imparare a soffrire in silenzio, vostre per soli 10 dollari) e i contenuti programmatici o etico-morali che si desidera far passare.

Così ad esempio John McCain tormenta il mondo con il suo essere stato un veterano in Vietnam e non c’è pericolo di dimenticarsene, ma se del caso ecco un simpatico magnete per il frigorifero di casa (2 dollari) con il faccione dell’Eroe che sembra uscito da “Berretti verdi”. Ma non solo, dobbiamo sapere chi sta con noi (e la maglietta per l’Obamapride, rosa con triangolini ammiccanti e road to heaven con i colori arcobaleno dice tutto…per ben 60 dollari e senza neppure un glitterato D & G da qualche parte!) e anche chi sta contro di noi, ad esempio Obama e i suoi supporters, come questo adesivo dei proprietari di fucili ci fa sapere. Molto indicato sul retro del vostro pick-up.

Insomma, i gay con Obama, i fucilieri con McCain, speriamo solo che non si incontrino, o sarà un bagno di sangue…


It’s a long way to Washington

Settembre 22, 2008

Perchè mai tanti italiani seguono con entusiasmo la campagna elettorale americana? che diamine, per due ragioni: innanzitutto perchè è divertente (certamente più delle nostre) e – secondariamente – perchè in fondo, loro sono l’Impero Romano e noi siamo una piccola nazione federata, che ne so, come i Burgundi o i Pitti… e quindi, l’elezione dell’Imperatore ci riguarda tutti.

Al di là degli scherzi, non di rado i cicli della storia americana hanno anticipato quelli della storia politica e culturale europea: sarebbe stato difficile immaginare la distensione e il primo centrosinistra senza John Kennedy, così come non sarebbe stato possibile immaginare il ciclo di liberismo e di edonismo degli anni ‘80 senza la presidenza di Ronald Reagan. Gli esempi potrebbero continuare, ma non voglio farla lunga…

Non voglio farla lunga perchè desidero dare un piccolo consiglio non richiesto: non perdete tempo a guardare i sondaggi che dicono – magari – Obama 47, McCain 46. Sono falsanti, perchè negli Stati Uniti non si vince le presidenziali ottenendo più voti degli altri (come ha sperimentato sulla propria pelle Al Gore nel 2000) ma conquistando il maggior numero di “voti elettorali”, cioè di vittorie nei singoli Stati con relativo pacchetto di delegati e considerando che, per ragioni sulle quali ora non mi soffermo, il meccanismo premia gli stati più piccini rispetto a quelli grandi.

Quindi, il gioco consiste nello strappare 270 “grandi elettori” (il totale è 538) e solo così si può essere certi di prestare giuramento sotto le bianche colonne neoclassiche del Campidoglio (“and so help me God”), mano sulla Bibbia e sguardo fiero. E quindi, se proprio non si ha voglia di attendere novembre, consiglio di monitorare giorno per giorno questo sito.

Magari non ci racconta chi vince, ma ci aiuta a ingannare l’attesa (ps. sorvegliare Florida e Ohio, cenni di rimonta Obaniana…e monitorare la Pennsylvania, cenni di rimonta McCainiana)…


A ramengo

Settembre 18, 2008

Non è mai raffinato dire “lo avevo detto” e ancor meno chic è citarsi addosso…però non posso non fare un riferimento ad un mio post dello scorso 29 dicembre, quando – a proposito della scelta da parte del governo di trattare con Air France scrivevo:

Il fatto che partiti e sindacati siano stati tenuti fuori dal processo decisionale non può che fare piacere, dato che proprio partiti e sindacati sono stati i carnefici dei bilanci Alitalia negli ultimi 15 anni. E la loro cocciuta invadenza continua a manifestarsi nelle polemiche di questi giorni, relative al destino di Malpensa.

Poi Alitalia è diventata carne da macello elettorale, i partiti sono rientrati dalla finestra, i sindacati dalla botola sotto il tappeto e tutto è andato come al solito. A ramengo.


Trono e Altare

Settembre 11, 2008

Sfogliando “La Repubblica” di oggi si incappa nell’ordine in una dichiarazione del ministro dell’Economia Tremonti che afferma che i suoi valori sono “Dio, Patria e Famiglia” e poche pagine più avanti il ministro dell’Attuazione del Programma Rotondi dichiara che depositerà una proposta di legge sui Dico “solo previa valutazione  da parte di un pool di teologi”.

Tanto valeva dirlo che si torna alla Santa Allenza, al Trono e all’Altare, al Congresso di Vienna. L’Epoca di Madame Bovary, dei primi valzer, del bel tempo andato, dei carbonari, dell’industrializzazione con gli operai in fabbrica per 16 ore, del lavoro minorile, della lotta al liberalismo e alla democrazia …Epoca che terminò nella caciara del 1848.

E da questa? quale caciara verrà a liberarci? Come faremo a ritornare nel XXI° secolo?


Il Sogno e i depressi

Settembre 1, 2008

La convention democratica di Denver è andata come doveva andare e tutti sono contenti, Barack Obama in testa. Un solo brivido alla schiena alla notizia della nomina di una giovane e avvenente signora come running mate del candidato repubblicano John McCain, ma ad una analisi appena superficiale, la signora si è rivelata una sorta di rancoroso cowboy in gonnella, che difficilmente saprà drenare i voti liberal della signora Clinton, ma staremo a vedere.

Per il momento, di Obama e di McCain non sappiamo molto. Solo che il primo è un fascinoso parlatore e il secondo è noto soprattutto per aver passato 7 anni sepolto in una botola vietnamita. Per entrambi un po’ poco per diventare i Padroni del Mondo, ma tant’è, così vanno le cose… E quindi ci si concentra su altro.

Ci si concentra ad esempio sul “sogno”, sull’idea che un presidente degli Stati Uniti non è – come vuole una retorica pedante e scontata – un “comandante in capo” e tanto meno un amministratore delegato. Il presidente degli Stati Uniti incarna (o dovrebbe incarnare) un’idea di Paese e un’idea di futuro. E così è stato per tutti i presidenti più importanti o simbolici che gli USA hanno avuto, almeno dal secondo dopoguerra a oggi…

John Kennedy ha affascinato tutti con la sua giovinezza e il mito della “nuova frontiera” da conquistare, Ronald Reagan è stato il grande affabulatore del mito americano, dell’uomo libero e senza vincoli che può essere pienamente artefice del proprio destino e Bill Clinton l’Imperatore di un Mondo che si voleva pacifico e prospero. Ovviamente, per tutti tra il sogno e il risveglio ci sono differenze non da poco, ma quello che conta è l’idea che un leader politico non debba solo fare promesse bottegaie, ma anche – soprattutto – comunicare un idea, un desiderio collettivo, una meta da raggiungere.

E’ questo che da forza, vitalità ed entusiasmo alla politica. Ed è questo che manca disperatamente nel nostro Paese. Siamo diventati un Paese triste, depresso, rancoroso…un Paese dove non si costruisce il futuro ma si da vita a paure, ad ansie…dove chi governa (a prescindere dal colore) pensa solo a perpetuare se stesso e il proprio potere, non certo a incarnare desideri e speranze della comunità che pure è chiamato a rappresentare.

Un tempo c’erano sogni, anche in fasi recenti della nostra Storia…c’era ad esempio Silvio Berlusconi che prometteva “un nuovo Miracolo Italiano” (1994). C’era Romano Prodi che prospettava il magnifico futuro dell’Italia parte integrante del Sistema Europeo (1996). Oggi al massimo si promette di eliminare l’Ici, salvo poi sentire qualche ministro che pensa di reintrodurla sotto mentite spoglie.

E nel frattempo, il poco che resta di senso del decoro e di appartenenza nazionale viene spazzata via dal dito medio alzato da un ministro durante l’inno nazionale o dai treni sgombrati dai passeggeri paganti e onesti per far spazio alle folle dei teppisti e dei delinquenti impuniti. E non di rado coccolati, perchè in fondo anche un ultras gode del diritto di voto…