Latinorum – 2

Giugno 30, 2008

Rimango sul tema della scarsa capacità comunicativa del PD perchè la settimana appena trascorsa ha fornito vari spunti per ulteriori riflessioni.

Ad esempio, c’è stato il tema delle intercettazioni delle telefonate Berlusconi-Saccà. Il succo è questo: Berlusconi al telefono chiede con insistenza al direttore delle fiction Rai di mettere sotto contratto in qualche produzione della tivù pubblica delle gallinelle di batteria amiche di senatori che forse – se tutto andrà bene – poi ringrazieranno di conseguenza e faranno cadere il governo Prodi al Senato. Il quale in effetti poi è caduto.

A parte il fatto che non si capisce bene perchè non possano essere assunte direttamente a Mediaset (dove le attrici non sono mica tutte Katherine Hepburn) ma questo genere di mercato debba essere pagato con i soldi del canone dei cittadini, così come non si capisce neppure perchè tutte vogliano finire a Incantesimo, che una volta era una fiction rispettabile ambientata in una clinica estetica e ora rischia di diventare la Legione Straniera di tutte le belle ammanicate e incapaci, che non potendo sostenere altre parti saranno tutte assunte con il ruolo di “modella lobotomizzata dal fidanzato geloso” e ovviamente curate – tra un succhiotto e l’altro – dal mediconzolo di turno. Insomma, a parte questi due aspetti, la questione è un altra: quella delle intercettazioni.

C’è un problema sul tappeto – l’ipotesi di legge governativa di limitarle fortemente – e c’è la posizione del PD che come al solito non dice qualcosa di suo, ma sostiene tesi in linea con quelle dell’esecutivo, ma in toni più soft. In particolare, la “linea” del partito è una, semplice e chiara: “si facciano, ma non finiscano sui giornali!” E perchè no?

La spiegazione che si da a questo principio è semplice: esiste un problema di privacy. E questo è vero ed è assolutamente giusto e giustificato evocarlo. Ad esempio, le telefonate del Duca di Savoia intento a turpiloquiare mentre tira sul prezzo per la prestazione professionale della squillo di turno forse rientravano tra i suoi affari privati e non meritavano di essere sbattute sui giornali: dove stava l’interesse pubblico negli amplessi taccagni del Duca? Dove finiva il dovere di informazione e iniziava il voyerismo?

Forti di riflessioni del genere, nel loft del PD si sono convinti di aver trovato la chiave giusta per trionfare nella battaglia mediatica in atto, attraverso il ricorso continuo e ossessionante della già citata frase magica: “si facciano, ma non finiscano sui giornali“. Ripetono instancabili questo mantra, senza un dubbio, senza un “ma, se”, senza un ripensamento. Tutti, compreso Veltroni.

Richiesto di una opinione sull’intercettazione Berlusconi-Saccà, il quasileader del PD ha replicato: “si facciano, ma non finiscano sui giornali“. E nel ripetere il mantra non gli è venuto in mente neppure per un istante che forse quelle intercettazioni, che pure non hanno nulla di penalmente rilevante, andavano non solo diffuse, ma commentate, conosciute e dibattute. Perchè toccano un preciso interesse dei cittadini – di destra e di sinistra – che hanno il diritto di sapere che ci sono (o ci furono) illustri membri del Senato che orientano il loro voto non in base a priorità politiche, ideologiche o programmatiche, ma sulla base di uno scambio di favoretti di bassissimo livello e che su questi l’allora leader dell’Opposizione organizza e dirige il mercato.

Se un Senatore della Repubblica si dimostra disponibile a far cadere il governo che sosteneva e precipitare il Paese a elezioni anticipate (che sono sempre una sconfitta per le istituzioni) in cambio non di istanze politico-programmatiche ma della particina di aiutoportantina in Incantesimo per l’amichetta di turno e se il capo dell’Opposizione acconsente e facendosi carico della cosa, perchè tutto questo non dovrebbe finire sui giornali?

Onorevole Veltroni, non pensa anche lei che questo genere di cose sia “di interesse pubblico”?


Dal latino all’italiese

Giugno 20, 2008

La prima cosa che ho pensato quando ho sentito il nascere dell’ennesima polemica relativa ad una norma ad personam in favore di Berlusconi, utile a bloccare uno dei suoi processi è stata: “ma non li avevano già cancellati tutti? ma quanti cavolo di processi c’erano?”

Ma i processi, evidentemente come gli esami, pare non finiscano mai e quindi siamo al nuovo tormentone, dopo 14 anni dal primo quando, durante la ruggente estate del 1994, dopo solo due mesi dal proprio insediamento, il Berlusconi I propose il famoso “Colpo di Spugna” sui reati di Tangentopoli confidando – anche allora – sulla distrazione calcistica indotta nel cittadino medio, alle prese con i Mondiali di USA94.

maccari04.jpgOggi ci risiamo, c’è ancora un governo di centrodestra (Berlusconi IV), c’è ancora un processo da sistemare, c’è ancora una Nazionale in difficoltà e c’è ancora una opposizione che starnazza in latino (è ad personam! in violazione della par condicio! non si governa una tantum!). Da un punto di vista strettamente etico e anche giuridico-costituzionale l’opposizione ha ragione da vendere. Ma questo non conta e – da consulente politico – ricordo che le elezioni non si vincono mai “avendo ragione” e spesso mi piace ricordare durante i miei corsi di formazione che un partito che aveva ragione su tutto (o quasi tutto) in Italia c’è stato, era il PRI che – tranne poche giornate felici – ha veleggiato per 40 anni tra il 2 e il 3% dei voti.

Se fossi il consulente politico di Veltroni gli direi invece: “Uolter, non perdere tempo a dire che il comportamento di Berlusconi è unfair, che lo sanno già tutti e nonostante questo lo votano…il popolo italiano è da sempre e in larga misura un popolo insensibile alle questioni etiche, indifferente a tutto quello che non tocca il proprio misero interesse e sosterrebbe anche un monocolore guidato da Tamerlano se solo venisse promesso un taglio dell’IVA o uno sgravio sulla benzina”.

Al suo sguardo perplesso che sottintenderebbe un “qualcosa dovremo pur fare” allora aggiungerei: “non nominare mai Berlusconi in questa cosa, non dire che ci guadagna da questa norma…e se non lo dici tu, certo non lo dirà lui…però ricorda il passato, ricorda che il crollo di consensi di Prodi è iniziato con la porcheria dell’Indulto e ragiona sul perchè…e capirai allora che la “gente” è scocciata quando non ottiene la propria vendetta personale…alla famosa “gente” indispettisce oltremodo il non vedere punito a dovere chi gli ha fatto un torto.”

Quindi, questa sarebbe la mia conclusione, invece di latineggiare sulle norme ad personam create ex novo, proprio ab initio di legislatura e da abrogare con referendum, forse non sarebbe sbagliato fare dei manifesti con scritto in grande grande:

  • “Signora anziana che sei stata scippata nel 2004, lo sai che questa norma blocca il processo al tuo scippatore? ringrazia il governo per averla voluta”
  • “Fidanzata picchiata dal tuo uomo nel 2005, lo sai che questa norma blocca il processo al tuo fidanzato manesco? ringrazia il governo per averla voluta”
  • “Artigiano grassoccio di Treviso, lo sai che il processo al montenegrino che ha rubato il Cayenne intestato a tua nonna defunta è stato sospeso? sei contento? quando andrai nel circolo leghista “Fuori Tutti” di via della Serenissima ricordati di proporre un bigliettino di ringraziamento al ministro Maroni”

Ecco, io farei così…perchè le carte truccate dell’avvocato Mills nessuno le ha viste e comunque a nessuno interessano, però “cazzo, il mio cayenne nero (anzi, il cayenne di nonna, scusate) era proprio figo e se solo penso che quello stronzo di Skopje l’ha fatta franca, mi viene voglia di spaccare tutto!”


Per pagare e morire…

Giugno 16, 2008

Dei Reali Inglesi si può dire quello che si vuole, ma certo sono gente di parola e che sa stare al mondo. Qualche giorno fa, infatti, il Corrierone riportava la notizia che il principe Carlo aveva finalmente saldato un piccolo scoperto di 566 € che la sua famiglia aveva con i sarti di Worcester.

Beh, in realtà non proprio la sua famiglia…il debito risaliva agli anni della Guerra Civile ed era stato contratto da Carlo Stuart, che non è neppure un parente del Carlo nostro contemporaneo. L’allora re d’Inghilterra aveva ordinato delle divise per rivestire le truppe fresche da gettare nel calderone del conflitto. Le divise vennero testate nella battaglia di Worcester (1651), che si concluse con una disfatta totale delle forze realiste.

Forse dall’esito infausto di quella vicenda nacque il mancato pagamento…”le divise che mi avete dato sono troppo sgargianti…il tessuto non regge ai colpi di cannone…le scarpe si slacciano e i soldati inciampano!” e se al contenzioso economico aggiungiamo il processo al Re e la sua decapitazione, è facile capire come non ci voglia molto per far passare 3 o 4 secoli.

La Casa Reale ha evidentemente cercato di depitastare i creditori cambiando cognome, come fanno i truffatori che vendono elisir d’amore, pezzi del Colosseo o sostanze anticellulite alla tv: così chi avesse cercato di entrare in contatto con i signori Stuart si sarà sentito rispondere “non abitano più qui, noi siamo gli Hannover…vuole lasciare detto qualcosa?” e – per evitare il rischio di collegamenti tra una famiglia e l’altra – i cambi si sono fatti più frequenti…per cui l’ufficiale giudiziario inviato dai sarti di Worcester ogni volta che telefonava a Windsor si sentiva dire “pronto, qui famiglia Sassonia-Coburgo-Gotha…i signori Hannover sono fuori, non so quando torneranno…si si farò richiamare”. Poi – dopo un po’ – richiamava chiedendo dei Sassonia-Coburgo-Gotha e rispondeva un certo mr. George Windsor che dichiarava di non sapere nulla e anche la mail in seguito inviata ritornava indietro indicando “MAILER-DAEMON – user unknown” più alcune chiacchiere incomprensibili su una certa famiglia Mountbatten.

Alla fine il conto lo ha saldato lui, Carlo Wales e gli è stata pure data una ricevuta. Per pagare e morire c’è sempre tempo e mai come in questo caso il proverbio si è rivelato veritiero.


Consolazioni

Giugno 4, 2008

Ieri sera ho visto “Ballarò“.

Gli ospiti in studio – tra i quali spiccavano l’ambiguo ministro Maroni e lo scaltro Massimo D’Alema – hanno parlato molto di immigrazione. Come al solito. Con le solite frasi. Con i soliti concetti, vecchi ormai di quasi 20 anni. E così, l’immigrazione diventa – di volta in volta – “un’emergenza da combattere” (per la LN), “un problema da risolvere” (per FI) o “un male necessario” (per il PD). Probabilmente c’è del vero in tutte e tre queste posizioni, ma manca la cosa che a me sarebbe sempre piaciuto che qualcuno dicesse o scrivesse, ma nessuno lo ha mai fatto. Manca una frase del tipo:

L’immigrazione è un fenomeno complesso che va governato. Ma ci piacerebbe vivere in un mondo senza dogane e senza barriere. Ci piace poter dare una mano alle popolazioni meno fortunate, creando opportunità di lavoro, di crescita umana e civile, ci onora poter fare la nostra parte per consentire a chiunque di cercare la propria porzione di felicità su questa Terra. Sappiamo che non sarà facile, ma siamo fieri che centinaia di migliaia di persone che vivono nella sofferenza, nella povertà e nel disagio, tra tante nazioni al mondo individuino proprio il nostro vecchio e sgangherato Scarpone come meta ultima dei loro sogni e delle loro speranze. E noi – che fummo la patria del Diritto e la culla della prima grande società multietnica della Storia – faremo tutto il possibile per essere all’altezza delle loro aspettative. Faremo del nostro meglio per consentire ai nostri ospiti di ottenere nel nostro paese rispetto, dignità e affetto. Questo per il bene loro, per l’eterno rispetto dei principi di ospitalità e per lo stesso nostro buon nome.”

Ma non ho udito mai frasi del genere. Non nel passato. Non oggi e temo neppure domani. Non le ho udite neppure ieri sera. Però a un certo punto, verso la fine della serata, Massimo D’Alema ha parlato di pienezza dei diritti e dovere di integrazione. Non è molto, non è un granchè. Ma erano le 22.54 e ho capito che per quella sera non avrei avuto di più.