Crudelia for President

Febbraio 27, 2008

daniela.jpgNon sono un elettore dell’estrema destra. Non vado in curva a urlarle grosse e il lessico e l’armamentario fascista o neonazista non fanno certo per me, che sono tipo da passioni più miti. Ma so riconoscere le persone intelligenti, o almeno mi piace crederlo.

Una di queste mi pare Daniela Santanchè, candidata premier de “La Destra”, partito nato da una costola di An in dissidio su tutta una serie di questioni ideali, tra le quali il giudizio sul Fascismo “male assoluto” dato da Gianfranco Fini in gita a Gerusalemme. La questione sarebbe stata superabile, visto che nel PdL hanno trovato spazio anche movimenti politici – come quello di Alessandra Mussolini – al cui interno ci sono personaggi oscuri che negano addirittura la realtà storica dell’Olocausto. Ma insomma, quali che siano le ragioni, la Destra va per i fatti suoi e candida alla poltrona più alta non Francesco Storace, ma – appunto – la Santanchè, ieri sera ospite a Matrix, su Canale 5.

Confesso che mi è piaciuta. Sa parlare con proprietà (non abusa dell’orrido “piuttostoche”, marchio di fabbrica dell’ingessatissima Brambilla), è a suo agio davanti alla telecamere, ha un linguaggio del corpo aperto e comunicativo, dice cose spesso condivisibili e anche quelle meno condivisibili le sa spiegare e giustificare. Ha i riflessi pronti e non sembra facile metterla nel sacco con le domande spinose, alle quali risponde con intelligenza.

Ieri sera era anche sobria dal punto di vista del look. Capelli raccolti (che le donano) e gioielli eleganti, un po’ vistosi (i diamanti luccicano, c’è poco da fare!). Eppure c’è qualcosa di lei che ancora lascia perplessi…non è facile re-inventarsi in così poco tempo e infatti, quando si distrae, ci sono sguardi, bagliori diamantati e moti delle mani che mi fanno venire in mente il suo clone cinematografico: Crudelia De Mon, la perfida, sciccosissima, ricca, cinica e insensibile mandante del rapimento dei 101 cuccioli di dalmata sul quale ruota tutta “La Carica dei 101“.

Ecco, è certo colpa mia e non so che farci. Ma ogni volta che compare la Santanchè, io penso a Crudelia.


Stato dell’arte

Febbraio 25, 2008

veltroni-berlusconi01.jpgCome finiranno le elezioni? Tutti fanno le profezie, tanto vale che le faccia pure io – proponendo ogni lunedì una sintesi ponderata e meditata dei sondaggi usciti nel corso della settimana, integrati da una motivata riflessione delle prospettive di crescita e/o discesa delle singole coalizioni.

Prima di questo però, due note di metodo su utilità e valore delle rilevazioni condotte dai 1000 istituti che in questi giorni ci sommergono di dati:

1. I sondaggi fotografano l’oggi, non il domani. Vale a dire che non ci dicono “chi vincerà”, ma al limite “chi vincerebbe se si votasse questa mattina”. Rappresentano cioè delle tendenze, dei rapporti di forza e vanno quindi presi come punto di riferimento generale. Per dirla con Shimon Peres, “i sondaggi sono liquidi che vanno annusati, non bevuti”.

2. I sondaggi hanno margini di errore che dipendono dall’ampiezza e dall’accuratezza del campione, nonchè dalle opzioni proposte alla persona intervistata. Per capirci “dobbiamo mantenere le nostre truppe in Afghanistan?” o “dobbiamo mantenere i nostri ragazzi in Afghanistan?” sono – nella sostanza – la stessa domanda, ma produrrebbero esiti diversi perchè toccano corde diverse nell’intervistato. I sondaggi hanno quindi una componente “manipolativa” più o meno marcata, più o meno volontaria.

Dai due punti sopra accennati, si capisce come per avere numeri più affidabili, bisognerà attendere ancora un paio di settimane, quando sarà possibile fare simulazioni scheda elettorale alla mano e – soprattutto – sperare in sondaggi fatti su un campione adeguatamente ampio, considerato che, in base ad un principio socio-matematico a me del tutto ignoto, per dimezzare il margine di errore, bisogna quadrupliacare il campione (quadruplicando pure i costi). Comunque sia, veniamo ai numeri e alle marckuckiere ad essi collegati…

Sinistra Arcobaleno: 7,5% (-2,8% sul 2006). La candidatura a premier di Fausto Bertinotti è – ovviamente – solo simbolica, idee programmatiche non ci sono ancora (o se ci sono, non sono filtrate all’esterno in modo chiaro, il che è pure peggio) e nell’elettorato sta facendosi largo l’idea del “voto utile”, cioè del consenso più o meno convinto al PD di Veltroni, soprattutto al Senato, dove la soglia di sbarramento regionale dell’8% è oggettivamente proibitiva in molte realtà. Profezia della settimana: lieve calo (circa un punto in %, forse meno).

Udc-Rosa Bianca: 7% (+ 0,2% sul 2006). La rottura tra Casini e Berlusconi non può che risvegliare nei militanti post-democristiani sentimenti perduti e lontani, quali l’orgoglio di partito, il senso di appartenenza, l’astio per le cocenti offese subite. Ma gli altri? i semplici elettori, che certo non amano i toni forti, le smargiassate, le bocche piene di mortadella ma in fondo in fondo sono pur sempre di centrodestra? quelli che faranno? Andranno con Berlusconi, perchè la logica del “voto utile” farà male all’Udc così come fa male all’Arcobaleno. Inoltre, la neo-formazione di Tabacci e Baccini (la “Tabaccini”) è ancora ignota ai più. E tale resterà. Quindi, profezia della settimana: calo moderato (potrebbe perdere un punto %, forse più, in direzione PdL).

Destra: 2,5% (non presente nel 2006). Chi vota la Destra? i fascisti identitari. Chi sono e – soprattutto – quanti sono? Negli anni d’oro del MSI, il consenso per quel partito era superiore al 5-6% (8,7% nel 1972), ma non tutti questi voti erano di nostalgici del Ventennio…vi era una forte componente di protesta, di giustizialismo, di anticomunismo estremo, di rifiuto del sistema in base a logiche e schemi – quelli degli anni ‘70 – ormai totalmente superati. In Europa, la destra estrema si caratterizza per tratti anticapitalistici, antiborghesi, xenofobi, autoritari, antistatalistici e culturalmente chiusi…ma su questo terreno il neopartito di Storace e della Santanchè può faticare a conquistare consensi: diventa difficile superare per radicalità e grevità la fazione della Lega di Borghezio o Gentilini, molto più nota e molto più strutturata…così come diventa difficile intercettare i nostalgici del Duce se la di lui nipotina è candidata con la Pdl assieme a tutto il suo micropartito zeppo di gente che dice che l’Olocausto è un’invenzione propagandista di comunisti, liberal e massoni. Storace può dare vita a un movimento che riunisca “chi non molla”, qualche teppa da stadio, unitamente a un po’ di salotti reazionari e alle molte clientele fatte da presidente della Regione Lazio. Basterà per raggiungere il 4% ne dubito. Profezia della settimana: stabile.

Partito Democratico-IdV: 36% (- 0,2% considerando anche il 2,6% della Rosa nel Pugno). Ci sono due aspetti che vanno sottolineati: la coalizione di Veltroni è in ascesa evidente, ma non riesce ancora a scalfire il pacchetto di voti del Pdl. Veltroni infatti, per il momento, sta facendo il pieno nell’area ex Unione, succhiando il sangue alla sinistra Arcobaleno e condannando – nei fatti – alla morte politica il Partito Socialista di Enrico Boselli (che qualche fesseria in questi giorni convulsi l’ha fatta pure lui…). Ma non riesce il gioco dello sfondamento al centro, almeno non ancora. Innanzitutto, perchè la presenza di Casini & Tabaccini fa da argine, sottile sottile, ma lo fa. E poi perchè nei fatti la campagna non è ancora entrata nel vivo, dato che si spera molto nelle candidature, nei programmi e nelle trovate di Walter. Che fino ad ora non ha sbagliato un colpo, ma domani chissà…E i giorni passano, rapidi e inesorabili. Profezia della settimana: lenta ascesa (immagino una crescita inferiore al punto %).

Pdl-Ln-MpA: 44% (+ 3,4% sul 2006). Silvio Berlusconi è un campione di sopravvivenza. Dopo essere stato per 5 anni uno dei presidenti del Consiglio più odiati della storia repubblicana, aver perso le elezioni politiche, essere stato messo in discussione pesantemente dai suoi alleati di governo, ora rieccolo lì, pronto a tornare di nuovo a Palazzo Chigi. E stavolta senza il condom costituzionale dell’Udc come garanzia di moderazione e salvaguardia degli eccessi. Il dato attuale – 44% – è certamente sufficiente per fargli vincere le elezioni con tranquillità, ma c’è un ma…Mi pare troppo alto, superiore addirittura a quello – trionfale – del 2001, quando Forza Italia riuscì a ottenere la percentuale più alta, sfiorando il 30% dei consensi complessivi. Al momento il dato tiene bene, ma in futuro? Se Berlusconi (oggettivamente in difesa) riuscirà a far passare la logica del “voto utile”, allora potrà scendere di un po’, ma non di tanto. Se invece si conferma la regola del 2+2 = 3, allora saranno problemi. Tale regola dice che due partiti che si uniscono non prendono mai la totalità dei voti che avevano separati, ma si perde sempre qualcosa lungo la strada…questa regola, nella storia elettorale della Repubblica non ha conosciuto eccezioni e – se tanto mi da tanto – l’ipotetico 40% di partenza del Pdl potrebbe ridursi a un 35-36% effettivo. E quel 4-5% perso dove va? se va alla Lega, resta in casa, se va alla Destra, all’Udc o al PD allora potrebbero essere rogne molto dure da grattare… Profezia della settimana: calo contenuto (non oltre il 2%).

Riepilogo ragionato: per vincere il PD deve riuscire a non perdere voti a sinistra (e ci sta riuscendo) e sfondare al centro (e non ci sta riuscendo). Il Pdl invece deve tenere quello che ha (e ci sta riuscendo) e magari sfondare nell’elettorato di Casini e Storace (e non ci sta riuscendo). Molto dipenderà – soprattutto per il PD – dalla natura e tipologia delle candidature che verranno proposte. Trasversali, capaci di drenare consenso pigliandolo nel campo opposto, altrimenti i rapporti di forza muteranno di poco, qualche frazione di punto, ma il copione resterà quello di partenza.


Desperate Housewife

Febbraio 21, 2008

federica_gasparrini.jpgSi, lo riconosco, il paragone è un po’ banale, ma la signora Federica Rossi Gasparrini mi ricorda un po’ la signora McLusky di Desperate Housewife…la nostra è solo un po’ più cinica e inaffidabile.

Fino a oggi, infatti, la signora Rossi Gasparrini – madre-padrona delle Federcasalinghe italiane – era presidente dell’Udeur di Mastella, dopo essere entrata in Parlamento con l’Italia dei Valori e aver passato un paio di settimane nello pseudo movimento “Italiani del Mondo”, fondato da Sergio De Gregorio.

La signora Federica è abituata alle spregiudicate giravolte: eletta la prima volta nelle liste di Forza Italia ha abbandonato il centrodestra per diventare sottosegretario al Lavoro nei governi dell’Ulivo e ora dichiara di voler fondare un proprio partito.

Speriamo le vada male. La politica italiana ha bisogno – a destra come a sinistra – di gente seria e affidabile. Di pagliacciate se ne sono viste fin troppe.


Il dolore nell’urna

Febbraio 20, 2008

Una delle conseguenze del divorzio tra Berlusconi e UDC è il venir meno nella coalizione di centrodestra dell’unico partito erede di uno dei grandi filoni politico-ideali all’origine della nostra Costituzione: quello cattolico-sociale.

L’assenza di una qualche lealtà ai principi costituzionali e – parallelamente – il netto spostamento a destra del baricentro politico del PdL emerge da tanti fattori, non ultimo i dibattiti politici di questi giorni. Ieri sera, ad esempio, Gianfranco Fini si è confrontato nel salottino di Bruno Vespa con Fausto Bertinotti. E in quella sede ha giocato il suo “asso” d’apertura: la castrazione chimica dei pedofili, proposta con uno dei suoi sorrisi di ghiaccio, a metà tra lo straffottente e lo spietato.

Non entro nel merito della legislazione italiana in materia di pedofilia e violenza sui minori. Non la conosco nel dettaglio, non so come sia comparata con quella europea e non ho idea delle possibili opzioni in campo. Ma una cosa la so: la proposta della castrazione chimica si scontra – credo – con almeno tre principi costituzionali:

  • Art 13, comma 2: “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.”
  • Art 27, comma 3: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”
  • Art. 32, comma 2: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

I casi sono due: o Gianfranco Fini non conosce la Costituzione Italiana e ciò è grave, molto grave (ma ne dubito, visto che è laureato in Giurisprudenza). Oppure la conosce, sa che la castrazione chimica non sarà mai legge ma la propone perchè spera di speculare elettoralmente sulla paura e sul dolore che un odioso caso di cronaca ha causato in molti italiani, me compreso. E questo è addirittura peggio.

Non è una questione di destra o di sinistra. Da osservatore attento della politica, mi piacerebbe una campagna elettorale con meno balle e programmi più chiari tra i quali scegliere. Non mi è mai piaciuta la “tv del dolore”, non vedo perchè debba piacermi la politica che sul dolore cerca di prosperare.


Bocche chiuse

Febbraio 16, 2008

Si è letto su diversi quotidiani che Silvio Berlusconi è contrario a una ricandidatura del senatore di AN Nino Strano, l’uomo in golfino rosso che ha fatto parlare di se tutti i giornali del Mondo quando – caduto Prodi – è stato fotografato con la bocca piena di mortadella e la bottiglia di spumante in mano.

La decisione di Berlusconi è opportuna. Un atto di rispetto non solo verso “le istituzioni” (concetto troppo generalgenerico per un popolo anarcoide come il nostro) ma anche – soprattutto – per i suoi elettori. Che di regola sono persone civili, pacate, educate.

E soprattutto che mangiano con la bocca chiusa.


Le armate di Casini, i ritagli di D’Alema, gli imbarazzi di Aldo Moro…

Febbraio 15, 2008

Alcune sera fa, Pierferdinando Casini – ospite di qualche salotto televisivo – è partito gesticolando con la tirata contro il “bipolarismo muscolare” degli ultimi 12 anni, costruito “non per”, ma “contro”.

Tutto vero e tutto giusto, ci mancherebbe. Ma quando Casini si è interrotto, come per riordinare le idee e trovare una frase adatta, io ho sussurrato, quasi per aiutarlo “grandi armate”… E’ infatti, un istante dopo ha detto che “si sono costruite grandi armate fatte per vincere le elezioni non per governare il Paese”. Io lo sapevo prima, non perchè sia lo spin doctor di Pierferdi ma – molto più banalmente – perchè guardo tanta televisione e mi incrocio costantemente con dibattiti politici animati sempre dalle stesse persone, che – come una compagnia teatrale in tournee – ogni sera recita lo stesso copione, con le stesse parole, le stesse pause e gli stessi gesti.

Casini (“che è sempre stato coerente e leale con il centrodestra e ha votato in modo dissimile una volta sola: sul finanziamento delle nostre missioni all’estero. E ne è ancora orgoglioso”) non è il solo che ripete le stesse frasi a tutte le ore del giorno e della notte. C’è Tremonti che ama ricordarci che “la realtà e la realtà” (ineccepibile, come il ragù è il ragù e la palla che – per definizione – è rotonda), c’è D’Alema che gira costantemente con un articolo del Financial Times di qualche settimana fa dove si dice malissimo di Berlusconi e benissimo di Prodi (è un articolo che gli piace tanto, lo legge ovunque…al decennale di Italianieuropei, ieri sera a Porta a Porta…).

C’è Veltroni che si sforza – anche con grandi architetture verbali – di non evocare mai Berlusconi, un po’ come si fa nelle famiglie apprensive evitando di nominare alla bimba sola e triste il nome del padre fuggito con una ballerina (“ieri sera si è detto…qualcuno sostiene che…in un altro canale hanno affermato”), laddove il fantasma di Banquo e sempre lui, Supersilvio. Il quale segue il suo schema fisso: parte garbato e colloquiale, si piega in due per la sofferenza quando descrive lo stato miserando in cui è stato lasciato il Paese, quindi promette che abbatterà le tasse, parte con la tirata “sulla sinistra” (un po’ di pazienza e arriveranno anche i comunisti…basta aspettare) e conclude – rossiniano – con il suo “Rialzati, Italia!”

Poi ci sono i comprimari…l’orgoglio della Destra (Storace), il fatto che il solo voto utile è la Sinistra (Giordano), l’autodefinizione di se come “partito territoriale” (“siamo come la CDU bavarese” ama dire Maroni, anche se il riferimento più giusto sarebbe alla situazione catalana)….insomma, vedere il politico e sapere cosa sta per dire è tutt’uno.

E il ricordo va alle Tribune Elettorali che guardavo da bambino precocemente amante della politica. La scena fissa era una scrivania, con nel centro il leader del partito (anzi, il segretario, i leader non esistevano allora), con alla sua sinistra Jader Jacobelli (il moderatore) e alla sua destra l’addetto stampa del boss di turno. Una platea di giornalisti (alcuni amici, altri nemici, altri ancora neutrali), con domanda e risposta, brevi entrambe.

E che domande, che risposte…quelle tribune passano nell’immaginario per essere “plumbee” ma erano vere, eccome se lo erano. Ad esempio, ho trovato traccia di una Tribuna Politica che credo fosse collocabile nella prima metà degli anni ‘60, con Aldo Moro segretario della DC a fronteggiare un plotone di giornalisti. Il punto che mi interessa giunge circa al 3° minuto. Un giornalista di “Paese Sera” (illustre quotidiano progressista romano ora scomparso) chiede a Moro come mai nelle liste locali del suo partito sia stato inserito il presunto capo della mafia, Genco Russo.

Moro è in imbarazzo (per me non ne sapeva nulla…o non tutto), si agita un po’, si guarda in giro, si muove sulla sedia. Ma quello che è importante sottolineare è che:

  • Il giornalista senza polemica, senza astio e senza enfasi ha fatto una domanda “difficile”.
  • Il politico si è imbarazzato, ma ha risposto senza mettere in discussione il diritto del giornalista di chiedere quello che ha chiesto e senza infuriarsi urlando “chi ti manda?”.

Tutto molto pacato. Tutto molto chiaro. Tutto interessante. Anche perchè – fino agli anni ‘80 – il politico in tv era un evento…sarebbe stato difficile immaginare teatrini con televisivi con ministri in carica presi a torte in faccia, come capitato a Di Pietro o Mastella ospiti del Bagaglino.

Ma si sa, quella era un’Italia ancora un po’ arcaica e contadina, timida, repressa, modesta, sobria. Oggi è tutt’altra cosa, siamo globali, moderni, interconnessi. E un po’ screanzati.


Percentuali

Febbraio 11, 2008

Leggendo sulla stampa e ascoltando la televisione, tutti sono sicuri di avere i sondaggi dalla loro e un trend in crescita…nel dettaglio, ascoltando gli interessati oggi saremmo:

  • Cosa Rossa – 15%
  • PD – 35%
  • Sdi e Pr – 4%
  • IdV – 5%
  • Rosa Bianca – 8%
  • Udc – 8%
  • PdL – 50%
  • LN – 6%
  • Destra – 4%

Credo che il totale dei voti dia 135%. Qualcuno sta per farsi male sul serio…


La palla di cristallo

Febbraio 10, 2008

Durante lo scorso ottobre mi chiedevo chi avrebbe provocato le elezioni e in che data…in fondo, sono stato piuttosto bravo, non è chic affermarlo, ma forse è utile…

Questo il link del ragionamento di allora…


Un Veltroni democristiano?

Febbraio 9, 2008

Dopo aver bastonato un po’ la destra, forse è giusto anche sottolineare un punto a mio avviso fortemente negativo nelle strategie del partito democratico. Mi riferisco al probabile niet ad alleanze elettorali più o meno organiche con i radicali e il costituendo partito socialista, unito a un ipotetico da all’accordo con ltalia dei Valori.

Se il patto – possibile ma non sicuro – con Di Pietro si spiega nella speranza di intercettare un po’ di elettorato grillista (cosa della quale dubito fortemente, ma ne capisco il senso vagamente disperato), il rifiuto a stringere accordi con la Bonino e con piccoli.jpgBoselli è del tutto incomprensibile. E del tutto sbagliato politicamente e tatticamente.

Lo sbaglio politico è quello di voler eliminare la presenza organizzata di due forze – i radicali e i socialisti – che tanto hanno fatto per l’evoluzione in senso riformista della sinistra italiana, con molti errori (e qualche nefandezza), certo. Ma anche con chiarezza e coraggio quando questo è stato necessario. Percepisco la sgradevole sensazione di una resa dei conti, della volontà di eliminare una volta e per sempre il socialismo dal panorama politico italiano, una sorta di scontro finale tra il berlinguerismo del compromesso storico e il craxismo delle mani libere, malgrado sia Berlinguer che Craxi siano morti e sepolti da parecchio e la loro stagione politica con loro…Se il giochino riesce, l’Italia sarà il solo paese a non avere un partito membro del Socialismo Europeo rappresentato in parlamento. Bella trovata.

Anche i radicali, pur nella loro ruvidezza e nella complessità delle loro dinamiche interne sono fondamentali per una sinistra che si voglia riformista. Davvero il tema dei diritti civili non interessa il Partito Democratico? davvero pensano nel loft di prendere più voti grazie ai corsivi dell’Osservatore Romano? Davvero non hanno appreso nulla dagli errori della DC negli anni ‘70, quando a piazza del Gesù erano convinti che avere dalla propria i pastori volesse dire automaticamente avere con se le pecore e su questa logica sono stati investiti da due treni referendari (divorzio e aborto)?

La società italiana – come quella europea – è altamente secolarizzata. I temi della procreazione assistita, del testamento biologico, dei diritti degli omosessuali, delle coppie di fatto sono pane comune alla tavola di tutti i riformismi nel continente, possibile che solo da noi non possano avere accesso e dignità di tribuna? E – visto che il tema rivendicato e sbandierato da Veltroni in questi giorni è la “coesione” programmatica – vorrei ricordare che radicali e socialisti hanno sostenuto il governo Prodi senza se e senza ma, mentre l’inquietante senatrice Binetti (la “Fratella Diesel” della politica italiana) ha votato contro la fiducia (al Senato!).

Ma l’errore di Veltroni è anche tattico…rischia di non fare il pieno dell’elettorato amico. Dimenticando la lezione di Alcide De Gasperi quando, nel 1948, vinse le elezioni politiche in modo nettissimo (con percentuali che sia il PD, sia il PDL possono solo sognare) ma coinvolse nella coalizione di governo anche liberali, socialdemocratici e repubblicani, pur non necessari numericamente, per una maggiore completezza e coerenza programmatica. Con l’attuale legge elettorale, infatti, se può essere utile non allearsi con soggetti potenzialmente divergenti, diventa sciocco non unirsi con tutti gli affini. E certo una ipotetica candidatura a premier di Emma Bonino non pescherebbe i suoi voti tra i fedelissimi di Fini, Casini o Diliberto…

Insomma, Walter Veltroni parte da Barak Obama, forse per giungere a Flaminio Piccoli


E l’Intendenza, alla fine seguì…

Febbraio 8, 2008

C’è poco da dire, Silvio Berlusconi è 3 metri sopra il cielo…appena 6 settimane fa era bollito come un cappone nella pentola del brodo e ora ha concrete speranze di rientrare a Palazzo Chigi, addirittura rafforzato rispetto al 2001.

finicasini.jpgDelle colpe del centrosinistra ormai si è scritto tanto da riempire una biblioteca, ma qui voglio soffermarsi sui “fedeli alleati” della destra, che francamente non riesco a capire se – come direbbero a Roma – ci sono o ci fanno…

Iniziamo da Gianfranco Fini, che come scrivevo alcuni giorni fa mi pare uno degli sconfitti da questa vicenda. Se ricordo bene, quando a fine novembre Berlusconi è salito sul predellino dell’auto (si sa, lo stacco di gamba non è il suo forte) per proclamare la nascita del Partito della Libertà, il più furente era proprio il leader di AN…avranno tutti ancora in mente le varie trasmissioni televisive con fior di liti tra esponenti di Forza Italia e colonnelli di AN, sotto lo sguardo stupito e gongolante dei rappresentanti dell’Unione…

No al PDL! No ad annessioni! No a progetti estemporanei! noi andiamo per la nostra strada e chi ha più filo da tessere, tesserà...” E ora, Gianfranco Fini definisce una “svolta storica” un progetto che è al 100% identico a quello di novembre, nel nome, nella forma, nei contenuti, nell’assetto azionario e nell’organigramma… Come ebbe a dire Berlusconi (subito rimbrottato da Fini, offesissimo) “l’intendenza seguirà”…infatti, alla fine ha seguito. Borbottando, come fanno i marmittoni, ma ha seguito…

E Casini? sono due anni che cerca di distinguersi dalla Cdl e dalle sue logiche monarchiche rivendicando l’esistenza in Parlamento e nel Paese di “due opposizioni”… Cardine della strategia casininiana è stata la ricerca di una riforma elettorale (e in prospettiva costituzionale) costruita sul modello tedesco. Eppure, quando l’occasione per giungerci c’è stata, garantendo magari un appoggio esterno a Franco Marini, ha preso paura ed è ritornato a casa, perdendo lungo la strada un pezzo di partito verso il centro e un altro pezzo verso Forza Italia.

E ora, anche lui si trova costretto ad accettare un abbaino nel nuovo residence oppure a nuotare da solo, con il rischio che tra grandeur berlusconiana, rose bianche e svolte centriste del PD perda pezzi un po’ qua e un po’ la e non raggiunga il 4%, facendo scomparire il partito tra i vecchi ritornelli che nessuno canta più.

Insomma, da queste prime ore di campagna elettorale una cosa appare chiara. Prima di partire per le crociate, Silvio V ha deciso di rimettere in riga gli alleati in modo brusco e deciso. Ha forza e spregiudicatezza per farlo e lo ha fatto…E i più riottosi, dovranno fingere che va tutto bene, anche se in cuor loro sanno di essere stati gabbati per bene.

L’intendenza seguirà…infatti, alla fine seguì!