Inserito da: marco | Luglio 7, 2009

G1

Il Guardian raccoglie e diffonde una serie di “brubru” diplomatici che vorrebbero l’espulsione dell’Italia dal G8 per inaffidabilità, vacuità e cialtroneria.  Vedremo se tale umiliazione ci sarà inflitta o risparmiata, ma una cosa sola è certa: se ciò dovesse accadere il TG1 probabilmente direbbe:

“Nuovo successo diplomatico dell’Italia. Berlusconi annuncia: daremo vita al G1″

Inserito da: marco | Luglio 3, 2009

Il sottobosco

La Corte Costituzionale è stata sempre un luogo venerabile, magari trombone, ma venerabile.

Se pensiamo alle personalità che l’hanno presieduta – ad esempio – o che ne hanno fatto parte, ritroviamo i nomi più luminosi dell scienza giuridica italiana…da Aldo Sandulli a Costantino Mortati, da Vezio Crisafulli a Livio Paladin, da Enzo Cheli a Valerio Onida, passando per Gustavo Zagrebelsky. Nomi che non di rado si accoppiano a nozioni ancora viventi o addirittura a Manuali di studio, sopravvissuti alla morte dei loro autori e tuttora vitali, apprezzati e tenuti in gran conto (il “Trimarchi”…il “Paladin”…).

Da quando – invece – abbiamo in mezzo alle scatole Silvio Berlusconi e i suoi processi innumerevoli e infiniti, la qualità di parte dei giudici (quella espressa dal Parlamento) è calata. Ci sono stati ex avvocati del premier (Mezzanotte e Vaccarella, quest’ultimo legato allo studio del pregiudicato Cesare Previti) e ora c’è tal Luigi Mazzella, del quale parlano diffusamente i giornali in queste ore.

Però non si pensi che nel centro destra manchino le teste giuridicamente valide. Forza Italia ha mandato in Parlamento negli anni scorsi personaggi come Ettore Rotelli e Giorgio Rebuffa, Alleanza Nazionale aveva eletto Paolo Armaroli ma in fondo anche un grande avvocato come Alfredo Biondi o un grande costituzionalista “di area” come Giuseppe de Vergottini avrebbero fatto la loro “porca figura” tra i 15 togati della Consulta.

Ma tutti questi hanno o avevano un problema: un prestigio e una vita autonoma dal Cavaliere e dal suo tormentato e pesante passato. Quindi non avrebbero dato sufficienti garanzie perchè prima d’essere militanti di centrodestra sarebbero stati uomini di diritto e delle istituzioni.

Meglio puntare su altro, guardando nei cassonetti. Luigi Mazzella è il tipico guappo espresso dal sottobosco politico napoletano-pentapartitico. Una vita intera passata a fare da portaborse di lusso a politici socialisti di secondo piano, per i quali ha ricoperto una raffica di incarichi che non richiedevano le forche caudine del pubblico concorso e ancor meno il passaggio elettorale (nomine a commissario di questo o quell’ente, spesso inutile…capo di gabinetto di questo o quel ministro, commissioni varie…). Una serie di pubblicazioni sconosciute, inutili, scientificamente nulle o scadenti, con un “Impact Factor” scientifico coperto di neve, perchè prossimo allo zero”.

Orbene, questo Mazzella, che senza la politica sarebbe forse finito a fare l’avvocato strappalacrime degli scippatori nel Rione Sanità ha pensato bene di organizzare una cena con Silvio Berlusconi, il ministro Alfano, il presidente della commissione Giustizia del Senato Vizzini e un altro giudice costituzionale incauto quanto lui per parlare non si sa di che cosa (”è un mio diritto, ceno con chi voglio!” ha strillato ieri), ma forse anche del giudizio che la Corte Costituzionale dovrà esprimere sul famigerato “Lodo Alfano” tra poche settimane.

E’ il tipico prodotto del sottobosco, classico personaggio del potere “pappa e ciccia” lontano dalla visione nobile, alta, austera delle istituzioni. Per lui l’idea che un giudice e un imputato (il “Lodo Alfano” è – a tutti gli effetti – un “imputato” davanti alla Corte) cenino assieme è normale. Certo, fatico a immaginare Giovanni Falcone intento a mangiare una pizza con Pippo Calò in una pausa del “maxiprocesso”, ma si sa, Falcone era un bacchettone, uno zelante. Ed essere troppo zelanti, come si è visto, nuoce alla salute.

Mortati e Paladin sono morti. Ora ci è rimasto Mazzella. Che mangia, ride e poi frigna sui giornali, ancora con la bocca piena di risate, vino e libagioni.

Burp!

Inserito da: marco | Giugno 18, 2009

Palla di cristallo

I 25 lettori di questo blog avranno notato come – indegnamente e certo per puro caso – il maldestro autore abbia centrato il flop del PDL, ipotizzandolo in un paio di post, pur non spingendosi fino a profetizzare un calo elettorale, non vistoso ma comunque percepibile.

Mentre tutti i commentatori vicini al centrodestra (politici o giornalisti) si affannavano a spiegare che “no, è andata bene, molto bene, benissimo, strabene”, la sola, vera e indiscutibile cartina di tornasole svelava la verità: Silvio Berlusconi, che non sa star zitto un quarto d’ora, non ha aperto bocca per due giorni, uscendosene alla fine con una dichiarazione scontata e banalotta (”siamo stati bravi, poteva andar peggio”).

E ora – galvanizzato dalla conferma delle mie doti profetiche – mi azzardo in una previsione spericolata e rischiosissima: primavera 2010, elezioni politiche. E argomento per punti…

1. Berlusconi ha perso appeal e prestigio nel Paese. C’è poco da fare, vere o false che siano le vicende emerse in queste settimane, un segno lo hanno lasciato;

sfera20di20cristallo2. A settembre-ottobre potrebbero manifestarsi ancora più evidenti i sintomi della crisi, in particolare per i consumatori e la gente comune… per una famiglia, due mesi di cassa integrazione sono affrontabili, ma se iniziano a diventare 8-10 allora le cose cambiano. E stanno per cambiare.

3. Berlusconi è uno straordinario costruttore di campagne elettorali politiche, ma zoppica nelle competizioni amministrative;

4. Nel 2010 ci saranno le elezioni regionali e il premier rischia di arrivarci con le ruote sgonfie e rivedere lo scenario della legislatura 2001-2006, quando dopo la vittoria elettorale si trascinò per 5 anni da una sconfitta all’altra, fino a quella alle politiche 2006.

5. Berlusconi ha tanti difetti, ma è un combattente, un uomo coraggioso che non vuole certo farsi lessare a bagnomaria da Tremonti o da Fini, quindi giocherà d’anticipo.

6. L’anticipo non può che essere uno scioglimento rapido delle Camere, per giungere ad una nuova ordalia elettorale, unendo ad essa anche le regionali, alla ricerca disperata di una nuova incoronazione, di un nuovo mandato in bianco, che questa volta comprenda anche le principali amministrazioni territoriali. Una sorta di Grande Slam elettorale.

Insomma, non saranno mesi facili quelli a venire. E consiglio vivamente chi vuol diventare deputato o senatore di iniziare a rodare la macchina.

Roarrrr!

Inserito da: marco | Giugno 5, 2009

Dichiarazione di voto

E’ irrituale, ma cosa nella politica italiana non lo è? Pertanto – dopo il post “illegale” di ieri scritto in violazione delle norme sui sondaggi, oggi rincaro la dose lanciando un appello al voto per una forza politica per la quale non avevo mai votato in precedenza: la lista Bonino-Pannella. E ne motivo le ragioni:

lista_pannella_bonino11. in Italia la politica è virtualmente morta. Ci sono gli interessi, ci sono le piccole tattiche, ci sono gli scontri di potere, ma la politica intesa come costruzione di un percorso evolutivo coerente e consapevole della società manca tragicamente. C’era al tempo di De Gasperi (Atlantismo – Europeismo – Conservatorismo sociale – Economia mista); c’era negli anni del primo Centrosinistra (il riformismo sociale ed economico) e a sprazzi – sempre più labili anche in talune fasi degli anni ‘70-’80 e primi anni ‘90. Da 10-12 anni a questa parte nulla, tranne una continua, quotidiana schermaglia sempre e soltanto “castale” e autoreferenziale su un pacchetto di temi immutabili e irrisolvibili: televisione, legge elettorale, processi di Berlusconi, fusioni/scissioni di partiti, grovigli tra banche, partiti e giornali…

2. I radicali hanno un programma politico coerente, costante negli anni e – a parer mio – necessario al nostro Paese: diritti civili, laicità dello Stato, demolizione di corporazioni e consorterie professionali, libertà di cura e ricerca, europeismo, federalismo non padano, nuovo modello di welfare. Non tutto è perfetto in quanto dicono o fanno, ma almeno non cambiano opinione dalla sera alla mattina, sempre e continuamente.

3. I radicali non sono particolarmente simpatici. Tendono a essere saccenti, talvolta moralisti, spesso esagerati nei toni e nei modi, governati a pugno duro da un padre-padrone che finchè avrà vita e voce resterà il dominus indiscutibile di tutto il movimento. Ma sono – almeno credo – persone perbene. Certo, nel tempo hanno fornito un po’ troppa bassa manovalanza al PDL, non sempre ne ho capito la politica delle alleanze ma stavolta vanno da soli e mi sento di appoggiarli. Anche perchè – aspetto non da poco – al Parlamento Europeo hanno sempre dimostrato di sapersi muovere e lavorare.

Insomma, magari sarà l’ennesimo voto sbagliato di una vita fatta quasi solo da voti sbagliati. Ma questa volta – ricordando a me stesso che il voto non è mai un regalo, ma sempre un prestito – metterò la croce sul simbolo “Bonino-Pannella” e scriverò in stampatello e in modo leggibile i nomi:

BONINO – PANNELLA – CAPPATO.

Speriamo di non fare una cazzata!

Inserito da: marco | Giugno 4, 2009

Qualche numero e un post illegale

Questo post è scritto in consapevole violazione della legge, che impedisce di divulgare informazioni sui sondaggi nelle due settimane precedenti una competizione elettorale. Ma considerato che “la legge è uguale per tutti” e che il nostro premier ci informa quotidianamente e a reti unificate dello stato di salute del suo partitone, allora qualche numero lo do anche io, riflettendoci un po’ su…

I dati sono tratti dal sito http://www.predict09.eu che ho citato qualche post fa e che presenta sondaggi aggiornati sul voto in tutti i 27 paesi dell’Unione, con un sistema di rilevazione che unisce studio dei sondaggi a comportamento elettorale reale, desunto dal passato.

Gli illustri ricercatori dicono che – tra tutti e 27 – il “caso Italia” è uno dei più difficili da gestire. E ti pareva non fosse così!. Comunque, prendendo tutto questo per buono, possiamo anche iniziare a sviluppare un ragionamento su vittorie e sconfitte del futuro…

Ultimo sondaggio

Ragionando numeri alla mano:

a) Berlusconi vince se il PDL supera la soglia psicologica del 40% (prima forza politica italiana a riuscirci dal 1958 ad oggi), la sua coalizione supera il 50% e la LN rimane al palo o poco più;

b) Franceschini vince se si colloca sensibilmente sopra il 25% dei voti (cioè un italiano su 4) e la somma dei partiti di una potenziale coalizione antiberlusconiana di governo raggiunge il 40% dei voti;

c) la LN vince se raggiunge il 10% dei voti e – alternativamente – si conferma secondo partito nel Lombardo-Veneto e/o riesce a penetrare nell’Italia Centrale;

d) Di Pietro vince se incrementa il proprio voto di almeno un 50% (passando quindi da 4.4 a 6.6% dei voti…)

e) l’UdC vince se rimane sopra il 5% dei voti, confermando la sostanziale tenuta dell’elettorato centrista cattomoderato;

f) tutti gli altri vincono solo se raggiungono la soglia del 4%. Obiettivo possibile per l’accoppiata RC-RdCI, più complicato per Sinistra e Libertà e Destra, quasi impossibile per la lista Bonino-Pannella.

I dati del sondaggio sopra riportato indicano un sostanziale pareggio, nel senso che il centrodestra avanza ma non quanto sperava (fermandosi l’accoppiata PDL-LN al 49%) mentre il centrosinistra non frana (l’ex coalizione veltroniana PD+IdV+Radicali passerebbe dal 37.6 al 38.2%, con un drastico riequilibrio all’interno delle varie forze, ma comunque una lieve crescita nel complesso.

E una possibile alternativa al governo di centrodestra? nell’intendimento di parte del PD (D’Alema, ad esempio), questa dovrebbe fare perno su un’alleanza – tutta da verificare – tra PD, UdC e Sinistra e Libertà, che dati alla mano sarebbe tra il 35 e il 36% dei voti. Troppo pochi e – aggiungendovi i consensi dell’IdV si riaprirebbero le contraddizioni del vecchio Ulivo, capace di vincere ma non di governare.

Insomma, a 3 giorni dal voto sembra ancora tutto da capire e tutto  da interpretare.

Inserito da: marco | Maggio 25, 2009

Tutta (o quasi)

Tutta la stampa democratica mondiale (di destra e di sinistra) appoggia la battaglia di “Repubblica” per indurre Silvio Berlusconi a rispondere alle ormai celeberrime “10 domande”.

Tutta la stampa mondiale eccetto una. Quella italiana.

Inserito da: marco | Maggio 22, 2009

Honoris Causa

Scopro oggi che l’Università di Sassari ha insignito il tiranno libico Gheddafi di una laurea honoris causa in Giurisprudenza.

Ma perchè mi è toccato di vivere in un Paese così cialtrone?

Inserito da: marco | Maggio 11, 2009

Tanto tuonò che non piovve – reprise

Dopo una settimana a metà tra il boccaccesco e il picaresco, compare un sondaggio che sembra confermare quanto ipotizzavo la settimana scorsa e cioè che il tanto strombazzato trionfo del PDL e della LN e lo strombazzatissimo crollo verticale del PD siano forse un tantino azzardati…

Compare oggi un sondaggio relativo al possibile esito delle Europee in tutti i 27 paesi dell’Unione e da questo figurerebbe un testa a testa (al ribasso) tra PDL e PD (http://www.predict09.eu/default/en-us/state_analyses.aspx)

Io non ci credo molto…non penso che siano separati da solo un pugno di voti come lascia intendere quella ricerca (che ha – soprattutto – il pregio della “neutralità”, dato che è trasversale e transnazionale), così come non penso che la LN sia in netta flessione rispetto al 2008.

Però, del tutto sballato quel sondaggio non sarà di certo, dopotutto… e forse, tra il tracollo e il trionfo ci troveremo su una onesta via di mezzo. Tra un paio di settimane ne sapremo ben di più!

Inserito da: marco | Maggio 5, 2009

Tanto tuonò che non piovve…

In particolare, la chiave di lettura consolidata da tutti i sondaggi e da tutti i brubru del sottobosco politico danno come risultato univoco e probabile:

  • un forte incremento elettorale del PDL
  • un crollo verticale del PD
  • un netto consolidamento della LN
  • un raddoppio dei voti per l’IdV
  • una tenuta dell’UdC
  • una lenta ripresa della sinistra

I dati delle comunali di Trento smentiscono in gran parte questa impostazione. Naturalmente, non hanno un valore “nazionale”, rappresentano solo un caso locale, ma in fondo si tratta pur sempre di schede vere (e non di sondaggi) e le elezioni sono anche – dopotutto – una sommatoria di casi locali.

Facciamo una comparazione tra Politiche08, Provinciali 08 e Comunali 09:

Pol08 Prov08 Com08
PD 38 31,9 29,8
Civica 0 23,1 23,7
IdV 6,3 4 3,4
Altri 3,8 4,4 8,4
Udc 5,9 0 2,7
PDL 25,7 12,3 11,9
Civica 0 5,75 7,1
LN 12,2 12 7,8

Come si vede, il calo elettorale del PD va in direzione delle civiche di centrosinistra (in particolare dell’ex margherita Dellai), mentre il centrodestra (il PDL in particolare) boccheggia e non poco.

Insomma, non diamo troppe cose per scontate, tanti fattori possono ancora influenzare il voto di giugno (a cominciare dall’affluenza, che più è bassa e più punisce il CD che ha un elettorato evidentemente meno “motivato”) e magari potrebbe pure essere che dei tanti sondaggi usciti a getto quasi quotidiano in queste settimana, non resti più nulla…

Inserito da: marco | Aprile 27, 2009

Referendum: un gioco a somma negativa

L’attuale legge elettorale è stata definita dal suo stesso autore – il ministro Calderoli – come “una porcata”. Si tratta di una definizione totalmente errata, dato che del maiale – notoriamente – non si getta nulla, mentre di quella legge sarebbe da buttar via tutto.

Tanto per rinfrescarci la memoria, ricordiamone gli aspetti più deleteri:

  • indicazione di un candidato premier all’atto del deposito delle liste, in sospetta contraddittorietà con l’art. 92 della Costituzione, che attribuisce al Capo dello Stato il potere di nomina del presidente del Consiglio;
  • previsione di un premio di maggioranza alla coalizione più votata, da attribuirsi attraverso un farraginoso e assurdo meccanismo di sbarramenti che non sbarrano (6 diverse soglie, tra Camera e Senato!);
  • previsione di 17 diversi premi di maggioranza al Senato, dove non è stato possibile per ragioni di natura costituzionale prevedere un premio unico, cumulativo;
  • presenza di liste bloccate e assenza per l’elettore della facoltà di selezionare con il proprio voto il candidato che più gli aggrada;

I referendum, mirano a modificare alcune delle storture della legge, ma a parer mio senza riuscirvi e anzi – se possibile – addirittura peggiorando l’attuale normativa in alcuni punti. Infatti, i tre quesiti proposti dall’ineffabile duo Guzzetta & Segni non intervengono nei due aspetti in assoluto più criticabili: l’indicazione formale del candidato premier (il “Capo della Coalizione”, secondo il pessimo lessico della legge) e le liste bloccate. Mantengono cioè una impostazione di democrazia meramente “elettorale” di tipo bonapartista, assai lontana da una visione aperta dei processi politici e istituzionali. Anzi, con la previsione del premio di maggioranza ad una sola forza politica riescono addirittura ad enfatizzarla, senza intervenire per garantire e ampliare i necessari contrappesi politici e istituzionali.

E quindi la domanda diventa: che fare? Votare SI, votare NO o non votare affatto? E dall’azzardo di risposta si capisce come questa legge elettorale sia effettivamente tutta da buttare: infatti, non esiste un’opzione “vincente”, ma ci sono solamente diversi gradi di sconfitta, perché qualsiasi sarà l’esito finale, i problemi rimarranno ancora tutti sul tappeto, tali e quali, quando non addirittura aggravati.

L’ipotesi più probabile è che vinca il non voto. Il che verrebbe venduto come l’implicito consenso del corpo elettorale al mantenimento del sistema vigente. Che – come si diceva – è pessimo. Molto remota è l’ipotesi di una vittoria dei “NO”, dato che non si capisce per quale ragione i contrari ai quesiti referendari debbano scomodarsi ad uscire di casa quando per ottenere il risultato da loro sperato possono tranquillamente rimanere in poltrona in attesa che il referendum venga dichiarato nullo per mancato raggiungimento del quorum previsto

Rimane la scelta del “SI” (che sarà il mio voto, per il poco che può interessare). Presenta alti, altissimi rischi. Tra tutti quello di creare un sistema che potrebbe consegnare ad un partito di poco superiore ad 1/3 dei consensi (37.4 il PdL e 33.2 il PD, secondo i dati delle politiche 2008) circa il 55% dei seggi alla Camera, con un “jackpot” di quasi il 20%. E questo 55% (340 deputati) continuerebbe ad essere non votato dai cittadini, ma nominato dal capopartito vincente (chiunque esso sia), non di rado privilegiando il solo requisito della fedeltà personale a scapito della rappresentatività democratica, culturale, economica e territoriale che pure un parlamentare dovrebbe incarnare.

Il rischio è quindi alto, ma forse vale la pena correrlo. Infatti, se vince il SI potrebbe aprirsi un piccolo, piccolissimo spiraglio per rimettere in piedi il tavolo della riforma elettorale e si potrebbe riparlare di quel modello tra il tedesco e lo spagnolo sul quale si era intrapreso un dibattito prima del tracollo del governo Prodi. Sarebbe quello che serve per un buon passo avanti che ci avvicini alla fine del tunnel dell’infinita transizione politica e costituzionale italiana.

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